Sono passati ben 50 anni dalle proteste del Sessantotto, il movimento che cambiò il mondo e di cui oggi sembra non ci sia più traccia. Fu una rivoluzione senza precedenti assolutamente diversa dalle tante che hanno caratterizzato la storia dell’uomo. Al tempo si lottava per i diritti civili, per rivelare i limiti del sistema capitalistico e cambiare lo stile di vita delle persone; obbiettivi che furono raggiunti per la maggior parte. Furono proprio gli universitari, le giovani menti del futuro ad innescare il le proteste, seguiti poi dal movimento degli Hippy per poi influenzare tutto il mondo.
Cosa innescò la bomba
Per contestualizzare le proteste del Sessantotto bisogna prima calarsi nel contesto storico del dopoguerra, un’epoca dove le innovazioni tecnologiche e la fine delle guerre davano la speranza del “sogno americano” (bisogna ricordare che in quegli anni si svolse la guerra del Vietnam, che però non fu combattuta né sul suolo americano né in terra europea). Queste condizioni permisero al sistema capitalista di crescere, permisero ai paesi colpiti dalle due grandi guerre di fiorire nuovamente e portarono il mondo verso una crescita economica. L’attenzione alla persona tuttavia non trovava spazio nel sistema capitalistico degli anni 50 e 60, il focus sociale era rivolto al benessere della società in termini capitalistici, e non sociali.
Tuttavia la crescita economica del mondo oscurò questi bisogni sociali andando a creare delle situazioni ambivalenti, dove da un lato la famiglia ideale viveva nell’agio economico supportato dai primi elettrodomestici e dall’automobile, dall’altro la dimensione umana e sociale si assottigliava sempre più. Da qui esplosero i movimenti del Sessantotto, dalle mancanze del sistema capitalistico e dalle differenze tra uomini e donne in un’epoca ormai così avanzata.
La psicologia positiva
La psicologia positiva si interessa di questa dimensione sociale legata al benessere della persona non nel senso di “mancanza di una malattia o di un disturbo”, ma nel senso più stretto del termine: la felicità e la consapevolezza delle proprie possibilità, le emozioni positive e la gioia di vivere.
La psicologia positiva nasce dopo i movimenti del sessantotto, e forse Martin Seligman il fondatore di questa disciplina, prende proprio queste manifestazioni come spunto per i suoi studi. Questa disciplina oggi viene applicata in goni genere di intervento per tutelare in qualsiasi momento il benessere a breve termine del paziente, nell’attesa che i benefici a lungo termine arrivino con i risultati della terapia; la rivoluzione del Sessantotto lamentava in un certo senso anche la mancanza di un’attenzione alla persona, alla mancanza di un benessere reale sempre presente nelle nostre vite.