Michele Scola è un avvocato e cittadino torinese che, come tanti, ogni mattina si reca al lavoro in scooter. Sono le 8.00 e Michele questa volta esce prima dalla sua abitazione, almeno 40 minuti di anticipo. Vicino al portone, nota tre moto della polizia locale e tre agenti fermi in piedi. Mentre attraversa la strada per raggiungere li suo scooter parcheggiato, con la coda dell'occhio vede un vigile seguirlo nella stessa direzione.

Scola non ci fa molto caso, al momento. Sale in sella al suo mezzo e, mentre sta infilando il casco, sente battere sulla spalla. Si gira e vede un agente della polizia municipale che gli intima di favorire patente e libretto. Ma il vigile in questione è lo stesso che il giorno precedente ebbe una divergenza con lo stesso legale, che ora, in un post su Facebook, denuncia il comportamento della Polizia Municipale torinese

Il diverbio con un vigile per un casco

Nel suo profilo, Scola spiega che stava accompagnando il figlio di cinque anni a scuola, come ogni giorno, in scooter.

Dopo aver parcheggiato accanto alla moto di un vigile che bloccava l'accesso alla strada, viene redarguito perché, secondo l'agente della polizia municipale, il casco del bimbo non era omologato. Da qui nasce una discussione, poiché l'avvocato sostiene di aver mostrato l'omologazione al vigile, il quale è rimasto sulle sue posizioni e - sempre secondo Scola - l'agente ha usato toni duri che hanno spaventato il figlio.

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Una spedizione punitiva?

Insomma, Scola sospetta che i vigili abbiano organizzato una sorta di spedizione punitiva ed intimidatoria nei suoi confronti, a causa di tale discussione. Evidentemente saranno le indagini, visto che il legale ha annunciato querela e i vigili urbani un inchiesta interna, ad appurare il reale svolgimento dei fatti. Sorgono comunque interrogativi inquietanti sulla presenza di agenti della polizia municipale in attesa di un cittadino incensurato, apparentemente senza motivo. Scola afferma nel post che il vigile in questione ammette di averlo aspettato, e scatta alcune foto per testimoniare il fatto.

L'appostamento e le indagini erano autorizzati?

C'era un ordine di servizio che stavano eseguendo i vigili? E, se si, perché e da chi è stato autorizzato? E soprattutto, era lecita l'indagine per arrivare a scoprire il nominativo e l'indirizzo del proprietario dello scooter? L'assessore competente Roberto Finardi dichiara in un comunicato che "il bambino dell’avvocato stava viaggiando a bordo di uno scooter senza revisione, posizionato sul predellino anteriore e non sul sedile, come invece sarebbe stato opportuno per ragioni di sicurezza. Questo è quanto accertato e non è di poco conto, anzi, direi di assoluto rilievo perché parliamo di bambini e di sicurezza stradale".

La multa del 'giorno dopo'

Anche in questo caso, la risposta suscita non poche perplessità. Lo stesso Scola ammette di aver dimenticato la revisione del mezzo e quindi non contesta affatto la multa, ma il punto è che la contravvenzione è stata fatta il giorno successivo, quando lo scooter era parcheggiato e non quando vi era il bimbo a bordo. Come risulta non essere stata contestata la posizione sul predellino e nemmeno la presunta irregolarità del casco.

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