Le Iene, nella puntata di domenica 25 marzo, sono ritornate a parlare del caso di David Rossi, ex responsabile dell'area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, morto la sera del 6 marzo 2013, dopo essere precipitato da una finestra della sede bancaria del capoluogo toscano in circostanze che ancora oggi appaiono misteriose. Una vicenda archiviata fin da subito come suicidio, ma le inchieste del programma di Mediaset e la battaglia portata avanti dalla figlia e la moglie del dirigente, mai convinte che il loro caro si fosse ammazzato, hanno portato ad una riapertura del caso per il reato di istigazione al suicidio.

Antonino Monteleone intervista un ex escort

La Iena Antonino Monteleone ha intervistato in esclusiva un uomo che afferma di aver partecipato come intrattenitore ad alcune feste o cene private organizzate in ville ubicate nelle campagne senesi, a Bologna e sul litorale romano. L'uomo, che preferisce restare anonimo, facendosi camuffare anche la voce, svela di aver intrattenuto diversi personaggi importanti. L'ex gigolò parla della partecipazione di magistrati, dirigenti del MPS, politici, un ex ministro, giornalisti e addirittura un prelato con una carica molto importante nella diocesi.

Svela che il suo scopo era quello di intrattenere le persone e che guadagnava alla fine anche 10.000 euro a sera. Inoltre, durante questi eventi c'era una massiccia presenza di cocaina. Confessa di avere un certo timore a parlare di questo argomento proprio per l'alto profilo delle persone che vi partecipavano. "C'è sempre il timore che possono farmi qualcosa, trovarmi", dice.

Sulla vicenda di David Rossi, il testimone dice di aver sentito parlare di lui durante le feste, ma che non lo ha mai visto partecipare a questo tipo di serate.

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Le Iene

La storia dei festini a luci rosse organizzati nelle campagne senesi è venuta a galla in un precedente servizio fatto dalla Iena Antonino Monteleone, in cui aveva intervistato l'ex sindaco di Siena, nonché ex dirigente della banca del capoluogo, Pierluigi Piccini. L'ex sindaco, credendo di essere a telecamere spente, si lasciò andare ad una confessione, svelando ciò che gli aveva riferito un avvocato romano, che gli confessò di dover indagare su questi festini a cui partecipavano personaggi illustri della società italiana.

Il timore era proprio che la magistratura avrebbe potuto insabbiare il caso Rossi come suicidio proprio per evitare che venisse fuori uno scandalo morale. Ciò che è sicuro è che nessuno più ormai crede alla tesi del suicidio del manager.

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