Un’operazione congiunta tra la gendarmeria marocchina e la polizia italiana ha permesso di individuare e sgominare la gang della sextortion. Tanti gli utenti finiti nella rete dell’organizzazione malavitosa specializzatasi nell’estorsione via Internet. Negli ultimi anni il fenomeno ha colpito migliaia di utenti del web attirati dalle lusinghe osé di avvenenti fanciulle. Tutto inizia con una richiesta di amicizia su Facebook o di contatto su Twitter per proseguire con una conversazione che diventa sempre più intima e trasgressiva. Molti uomini si lasciano andare convinti di aver incrociato una fanciulla disinibita e desiderosa di mettersi in mostra in video chat.
In realtà le ragazze erano tutt’altro che sprovvedute e, sotto la regia di una complessa ed articola organizzazione, minacciavano di pubblicare le performance intime sui profili Facebook in caso di mancato pagamento di una somma di denaro. In seguito numerose segnalazioni di denunce alla polizia postale per minacce e richieste estorsive la Gendarmerie Roayle del Marocco e la Polizia italiana hanno avviato una complessa indagine che ha portato all’arresto di ventitré persone di origine marocchina nell’ambito dell’operazione Strikeback.
Richieste di soldi per non pubblicare video osé
Nel corso degli anni la gang si era specializzata nel ricatto a sfondo erotico con sistemi sempre più sofisticati.
L’accusa nei confronti dei nordafricani è di estorsione a sfondo sessuale. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine la maggior parte delle vittime del ricatto bollente sono cittadini italiani. Attraverso gli accertamenti effettuati dalla polizia postale è stato possibile risalire ai dati degli estorsori. Dai nickname all’indirizzo di pagamento fino alle transazioni effettuate e il contatto di posta elettronica utilizzato per porre in essere il disegno criminoso. Da rilevare che l’inchiesta è nata da una denuncia presentata alla polizia postale di Firenze che ha portato all’apertura di un fascicolo da parte del pm Lastrucci. La condivisione dei dati con le polizie di Costa d’Avorio e Marocco ha permesso alle forze dell’ordine di venire a capo del sistema illecito.
Finti profili per circuire le vittime
Nell’ambito dell’indagine è stato accertata l’esistenza di bande criminali dell’Est Europa e dell’Africa che reclutano avvenenti ragazze e giovani virgulti per farli poi iscrivere ai social network con profili fasulli. Una volta creato il contatto con un utente, la ricattatrice del web cerca in maniera ammiccante, o con storie strappalacrime, di ottenere la fiducia della vittima. Il discorso scivola su argomenti decisamente più piccante con la fanciulla che chiede all’interlocutore di mostrarsi come mamma l'ha fatto e di esibirsi in performance particolari. Successivamente parte il ricatto, con la minaccia di diffondere il video in rete, e la richiesta di pagamento attraverso il circuito Western Union.