Una truffa davvero crudele, portata avanti per 10 anni, sfruttando senza alcuna pietà la paura e la sofferenza di un’anziana coppia per la misteriosa scomparsa del figlio. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro nel tempo, a circa 25 anni fa, in provincia di Messina: Domenico Pelleriti si muoveva nel giro della malavita con piccoli crimini, come i furti di auto. Improvvisamente scomparve nel nulla nel 1993. Solamente di recente, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti, si è scoperta la verità sulla sua sparizione: si è trattato di un caso di “lupara bianca” ad opera delle cosche di Barcellona Pozzo di Gotto, decise ad eliminare i “cani sciolti” che agivano nel territorio sotto il loro controllo, disturbando i loro traffici criminali.

Un uomo scomparso nel nulla

Secondo le ricostruzioni dei pentiti che hanno ammesso di aver compiuto il delitto, Pelleriti era ritenuto il responsabile di un furto in un negozio che pagava regolarmente il pizzo alla mafia locale. Così, per punirlo, era stato sequestrato, portato in un casolare in campagna e lì torturato. Infine gli aguzzini l’avevano fatto entrare in una buca e lì, dopo averlo freddato con due colpi di pistola, l’avevano sepolto. Tuttavia le forze dell’ordine non sono mai riuscite a trovare il corpo della vittima, forse perché in passato quel terreno era stato più volte bonificato. E proprio su questo particolare, il 44enne Francesco Simone ha costruito la truffa spietata ai danni dei poveri genitori di Pelleriti, due braccianti in pensione ormai ultraottantenni, spogliandoli di tutti gli averi per circa dieci anni.

Le continue richieste di denaro

L’uomo ha infatti convinto la coppia che il figlio in realtà fosse scappato al Nord, per riuscire a sfuggire alle cosche mafiose, che fosse in costante pericolo e che avesse un continuo bisogno di soldi per sostenere delle cure mediche, perché nel frattempo era sopraggiunta una grave malattia.

Per dimostrare la veridicità del racconto, Simone era arrivato anche a fingersi Pelleriti in alcune telefonate agli anziani genitori, in cui li supplicava di aiutarlo e di consegnare i loro averi all’amico fidato. Questa incredibile vicenda non sarebbe mai venuta alla luce se una donna – in passato legata sentimentalmente all'autore delle truffe – non si fosse presentata dai Carabinieri per denunciare l’accaduto.

Gli inquirenti hanno pedinato l’uomo, scoprendo che in due settimane i genitori del povero Pelleriti per ben undici volte gli avevano consegnato piccole somme di denaro, da 50 o 100 euro. Secondo i primi calcoli, nell’arco di dieci anni la coppia, che vive in condizioni di indigenza, sarebbe stata derubata di circa 200 mila di euro, che avrebbe raccolto anche vendendo diversi beni di famiglia, come terreni o case, chiedendo aiuto anche ai parenti. Per fortuna, proprio quando gli anziani – ormai esasperati dalle continue vessazioni psicologiche – stavano per cedere anche i risparmi della nipote, rimasta senza padre in giovanissima età, le forze dell’ordine sono intervenute, arrestando il loro crudele aguzzino.