Un'attrice di film a luci rosse rischia di compromettere seriamente il mandato presidenziale di Donald Trump: si tratta di Stormy Daniels, nome d’arte della 39enne Stephanie Clifford, che da alcune settimane è al centro delle cronache politiche americane. Tutto è cominciato lo scorso gennaio con un articolo del Wall Street Journal che aveva parlato di un patto di riservatezza – simile a quelli che gli avvocati del produttore Harvey Weinstein avevano fatto firmare ad alcune vittime dei suoi abusi, come la modella Ambra Battilana – tra Michael Cohen, il legale delle società immobiliari di Trump e l’attrice, firmato nell'ottobre del 2016, solamente un mese prima delle elezioni presidenziali in cui il tycoon avrebbe poi sconfitto la rivale Hillary Clinton.

Una scappatella al torneo di golf

Con questo accordo, in cambio di 130mila dollari, il futuro presidente degli Stati Uniti avrebbe ottenuto il silenzio della donna, relativamente ad un loro incontro nel luglio del 2006, in concomitanza con un torneo di golf per vip a Lake Tahoe in Nevada. Tra i due ci sarebbe stata quindi una breve relazione consensuale in cui il magnate avrebbe tradito la moglie Melania, sposata solo un anno prima. Subito erano fioccate le smentite da parte degli addetti stampa della Casa Bianca, che avevano parlato di “storie vecchie, già negate durante la campagna elettorale”.

Ma il Wall Street Journal aveva risposto ribadendo la veridicità dello scoop ed aggiungendo che l’accordo stava per venire meno perché Stormy non era soddisfatta delle modalità di pagamento, effettuato con un certo ritardo sul suo conto presso la City National Bank di Los Angeles.

Il ricorso per poter parlare

Così Cohen era stato costretto ad ammettere l’esistenza del contratto, aggiungendo però che si era trattato di una sua iniziativa personale, di cui Trump era all’oscuro. Ma la notizia delle ultime ore, diffusa da Nbc e Washington Post, rende ancora più scottante la vicenda: l’attrice, protagonista in passato di oltre 150 film a luci rosse, sarebbe intenzionata a far causa per rendere nulla l’intesa stipulata tra le parti e poter così parlare liberamente.

"Abbiamo presentato un ricorso, chiedendo un ordine del tribunale di Los Angeles per rendere invalido l’accordo sul silenzio della nostra assistita” spiega Michael Avenatti il legale di Stormy, aggiungendo che in questo periodo sono stati numerosi i tentativi di intimidazione per non farla parlare. In pratica l’avvocato sostiene che non essendo stato direttamente approvato dal presidente, questo patto non avrebbe alcuna validità. Se la giustizia le desse ragione, la donna sarebbe libera di poter andare a raccontare ovunque la sua storia, naturalmente dietro lauti compensi.

Infatti i programmi televisivi se la contenderebbero per ospitarla, così come aveva già tentato di fare la trasmissione della Abc "Good Morning America" nell'autunno del 2016, poco prima che fosse stipulato l’atto che impedisce a Stormy di aprire bocca sulla vicenda, onde evitare una penale milionaria.

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