Una vita dimenticata, una persona scomparsa nel nulla da tanti anni. Ed uno scheletro riemerso improvvisamente dal passato, che potrebbe dare finalmente una soluzione ad un giallo rimasto a lungo irrisolto. Sembrava una mattina come le altre nell’ex deposito ferroviario tra viale Lunigiana e via Sammartini a Milano: un luogo abbandonato da anni, meta di vagabondi, clochard ed emarginati. Ma, all’improvviso, una delle frequentatrici di questi locali fatiscenti, spingendosi in un punto più isolato della struttura, ha fatto una scoperta angosciante: dentro una coperta di lana ha trovato una serie di ossa umane scomposte tra loro, forse per l’intervento di qualche animale, forse per il passare del tempo.

Un documento vicino ai resti

Le pessime condizioni di conservazione e lo strato di polvere, smog e muffe che ricoprono quel luogo non permettevano a prima vista di stabilire molto su quei resti: non si capiva nemmeno se appartenessero ad un uomo o ad una donna. Ma ad aiutare le forze dell’ordine, giunte immediatamente sul posto, è stato un documento di identità malridotto, trovato lì vicino, che forse potrà aiutare gli inquirenti a risolvere il giallo. Appartiene a Umberto Barresi, nato nel 1943, residente in provincia di Enna e scomparso nel nulla sin dal 15 giugno del 1991. Della sua vicenda si è occupato anche il programma di Rai3 Chi l’ha visto? nel 2009. L’uomo all’epoca viaggiava spesso in treno lungo l’Italia e si recava frequentemente a Milano per soggiornare presso l’Istituto Giovanni Ferrara per persone disagiate.

La parola passa agli esperti della scientifica

Gli archivi della trasmissione ci raccontano che Barresi soffriva di una grave forma di schizofrenia che non gli aveva permesso di lavorare, né di formarsi una famiglia. Viveva grazie alla pensione dei genitori e da qualche tempo risiedeva a Milano presso l’istituto che l’aveva accolto.

Ora saranno gli esami a stabilire se quei poveri resti appartengono davvero all’uomo e a fissare con precisione la data a cui far risalire il decesso. Date le condizioni di conservazione dello scheletro, il lavoro della polizia scientifica – che si avvale della consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo – sarà complesso.

Ma dai primi accertamenti già si può stabilire che non sembrerebbero esserci segni di violenza e che molto probabilmente si tratterebbe di un caso di morte naturale. Certo fa impressione pensare a quante persone in questi anni siano transitate a pochi passi da quel cadavere: è probabile anche che qualcuno dei frequentatori abituali dei vecchi depositi dei treni in passato abbia già fatto la macabra scoperta, ma non abbia voluto avvisare nessuno per timore di ripercussioni.