E' ancora un mistero la morte del giornalista russo Maksim Borodin. Secondo le indagini potrebbe trattarsi di suicidio o tragico incidente ma sono ancora forti i dubbi che fanno pensare anche ad un possibile omicidio.

Le indagini sulla morte e i tanti dubbi

Tutto è iniziato l'11 aprile, alle 5 del mattino, con una telefonata del giornalista al suo amico Vyacheslav Bashkov, con la quale gli dice di vedere degli uomini armati sul balcone e altri col viso coperto sulle scale del palazzo.

A quel punto il giornalista chiede all'amico di contattare in tutta fretta un avvocato, pensando che quegli individui stessero per effettuare un'irruzione nella sua abitazione con lo scopo di perquisirla. Stranamente, però, dopo questa telefonata ne consegue subito un'altra, dove il giornalista si scusa, dicendo che gli Spetsnaz stavano solo eseguendo alcune esercitazioni in zona ed era tutto sotto controllo.

Il giorno dopo, però, Maksim Borodin, a seguito di una caduta dal terzo piano della sua abitazione a Yekaterinburg, viene trasportato d'urgenza in ospedale, dove morirà tre giorni dopo. Iniziano subito le indagini in merito da parte della polizia che non vedendo segni di effrazione e constatando che la porta era chiusa dall'interno afferma subito che non può trattarsi di omicidio. Si pensa quindi al suicidio o a un tragico incidente.

Secondo le autorità il giornalista sarebbe potuto anche scivolare accidentalmente dal balcone mentre consumava una sigaretta. La tesi è avallata dal fatto che il balcone è molto basso e in ristrutturazione come si evince da alcuni scarti edili che si trovano sul posto. I dubbi però sono molti e a pensarla diversamente è soprattutto Polina Rumyantseva, la direttrice della testata giornalistica per cui lavorava Maksim.

La donna aveva saputo da lui che presto si sarebbe trasferito a Mosca e avrebbe sposato lì la sua ragazza. Già questo dettaglio fa scaturire i primi dubbi su un possibile suicidio. Ma soprattutto perché quella telefonata la mattina prima?

A cosa lavorava Maksim Borodin

Di recente Maksim Borodin aveva scritto molto riguardo la morte in Siria dei mercenari russi del gruppo speciale Wagner. In particolare la morte degli uomini avvenuta il 7 febbraio vicino la città di Deir ez-Zor, mentre dei soldati statunitensi stavano fermando degli uomini di Assad intenti ad attaccare una base curda.

A seguito dell'inchiesta era venuto fuori che, a muovere i fili del gruppo Wagner, c'è un imprenditore molto vicino al capo del Cremlino e perciò soprannominato "lo chef di Putin". Il nome dell'imprenditore è Evgenij Prigozhin, persona già nota perché su di lui pende l'accusa di essere l'ideatore dell'Internet Research Agency, più nota come “fabbrica di troll”, dove decine di impiegati nel 2016 venivano pagati per interferire con le elezioni americane, appoggiando il presidente Donald Trump.

A causa di queste inchieste si pensa quindi che il lavoro di Maksim Borid in ambito giornalistico fosse poco gradito dal Cremlino e quindi si è reso necessario insabbiare ogni cosa attraverso un omicidio. Inoltre, il giornalista, aveva fatto notare che tre dei soldati morti nei pressi di Deir ez-Zor, provenivano proprio dalla zona di Yekaterinburg. Dopo la scomparsa di Borodin, la rappresentante OSCE per la libertà dei media, Harlem Dèsir, si è vista molto preoccupata e ha esortato la Russia a continuare le indagini in maniera più approfondita.

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