Un attacco aereo diretto contro un aeroporto militare del governo siriano ad Homs. La fonte è l'agenzia SANA, principale organo di stampa di Damasco che ha battuto un breve comunicato: "le difese aeree siriane hanno affrontato un attacco missilistico sull'aeroporto T-4 ed abbattuto otto missili, ha detto una fonte militare. Questa fonte ha aggiunto che l'attacco ha causato numerosi martiri e feriti".

Sarebbero una ventina le vittime del raid e, secondo altre fonti del governo di Bashar al-Assad, "l'attacco sarebbe partito dagli Stati Uniti". Potrebbe avere un senso, visto che Donald Trump ha recentemente annunciato la sua intenzione di far pagare un "grande prezzo" a Damasco per il presunto attacco chimico a Douma, nella Ghouta Orientale, ultima roccaforte dei guerriglieri Jaish al-Islam. Sarebbero circa 100 i civili uccisi in quest'ultima azione che, ovviamente, viene negata da Damasco, secondo cui si tratterebbe invece di un tentativo dei terroristi di fermare l'avanzata dell'esercito regolare siriano.

Potrebbe avere un senso, ma nella controversa questione siriana ormai nulla sembra avere più senso, almeno nel modo in cui viene di tanto in tanto ricostruita dai media occidentali.

Washington nega qualunque responsabilità

Sebbene le parole di Trump nei confronti di Assad siano state durissime ed abbiano trovato una valida sponda nel presidente francese Emmanuel Macron, nessun raid punitivo è stato ancora annunciato, né tanto meno messo in atto da Washington che, pertanto, nega qualunque responsabilità su quanto accaduto ad Homs.

"Il Dipartimento della Difesa non sta conducendo alcun attacco in Siria - fanno sapere dal Pentagono - anche se proseguiamo a monitorare la situazione e sosteniamo ogni sforzo per portare alle proprie responsabilità tutti coloro che usano armi chimiche". Intervistato da Abc News, il consigliere per la sicurezza nazionale Tom Bossert ha usato una frase frequente, relativa al possibile raid punitivo che potrebbe essere messo in atto da Washington: "Tutte le opzioni sono sul tavolo".

Trump: 'Assad è un animale, Russia ed Iran complici'

In precedenza, il solito tweet di Donald Trump non ha usato mezze misure. Il presidente degli Stati Uniti ha puntato il dito verso il suo omologo siriano Bashar al-Assad definendolo "un animale" e, nel calderone delle accuse, il principale inquilino della Casa Bianca aveva buttato giù anche Russia ed Iran "responsabili del supporto nei suoi confronti. Ci sarà un alto prezzo da pagare" ha concluso Trump che, in una telefonata con il presidente francese Macron ha concordato di mettere in atto azioni comuni in risposta al presunto attacco chimico.

Mosca respinge le accuse e contrattacca

La risposta del Cremlino è arrivata puntuale. Per il ministero degli esteri russo, infatti, "il presunto attacco con gas cloro a Duma è una montatura". Da Mosca rincarano la dose, avvertendo Washington che "un intervento militare in Siria utilizzando dei falsi pretesti porterebbe a gravissime conseguenze". La tesi di una montatura viene sposata anche dall'Iran.

"C'è una nuova cospirazione in atto - è il parere di Teheran - contro il governo ed il popolo siriano che potrebbe venir utilizzata come pretesto per un'azione militare".

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