Due destini che si sono incrociati nella stessa data. Tenendo unito tutto il nostro paese dal Settentrione al Meridione, da Roma ai comuni di provincia nei tragici Anni di piombo. Sono passati 40 anni dal 9 maggio 1978, quando la nostra nazione perse due uomini rappresentanti della sua storia. La mattinata di quel giorno, in via Caetani a Roma (nei pressi della sede nazionale della Dc) le forze dell'ordine scovarono la salma di Aldo Moro in una Renault 4 di colore rosso. Il Presidente della Dc era stato sequestrato 55 giorni prima, in via Fani, dalle Brigate Rosse ed incarcerato nella così chiamata "prigione del popolo": era imputato dai terroristi di essere responsabile della "tecnica dell'attenzione" contro il Pci, per ostacolare la "Strategia della Tensione".

La scomparsa di Peppino confusa per suicidio

Nella notte tra l'8 e il 9 maggio, moriva il giornalista Peppino Impastato, una figura non molto nota ai più. "Peppino" era conosciuto nel suo paese, dopo aver interrotto i rapporti con i suoi famigliari, i quali alcuni erano appartenenti a gruppi mafiosi, si era preso la responsabilità di raccontare la malavita ai microfoni di "Radio Aut", emittente di Cinisi. Da quest'ultima, contestò in modo spesso sarcastico, le imprese dei banditi locali, nello specifico quelle del boss Gaetano Badalamenti, soprannominato "Tano Seduto". Il corpo della voce scomoda di Radio Aut era stato riempito di tritolo e fatto sobbalzare sui binari della stazione di Palermo-Trapani, tanto che inizialmente il suo decesso venne confuso per un suicidio.

Cosa Nostra voleva farlo sembrare un attacco terroristico fallito. "La polizia lo trova di mattina e annuncia il decesso di un terrorista rosso, mentre stava per eseguire un attacco" riporta Enrico Deaglio nel saggio Patria 1978-2008. Solamente la fermezza della mamma di Giuseppe, Felicia, e del fratello Giovanni, fece scoprire la radice mafiosa dell'uccisione, attribuita nel maggio 1984 dal palazzo di giustizia di Palermo. Nel maggio 1992 i magistrati decisero per la sospensione della vicenda, ma nel 2002 dopo la riapertura invocata dal Centro di documentazione di Palermo, Badalamenti fu dichiarato colpevole e mandato al penitenziario.

Una data per ricordare le persone uccise dal terrorismo

A rendere noto al pubblico il nome di Peppino Impastato è stato anche il film "I cento passi" del produttore Marco Tullio Giordana, rammentando la lontananza che separava, l'abitazione della famiglia di Peppino da quella dell'omicida.

Optando per una data come giorno per ricordare l'assassinio di Moro, con la norma numero 56 del 2007, il 9 maggio è stato riservato a tutte le persone uccise dagli attentati terroristici nazionali e internazionali, e dai massacri di tale matrice. Esempi positivi di impegno etico e sociale. Perché, come disse il Presidente della Repubblica Mattarella, "richiamare alla memoria vuol dire anche non arrendersi mai alla ricerca del vero".