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Dopo 7 anni dai tragici fatti di Bacu Abis (Carbonia), in cui morì Manuel Piredda e rimase sfigurata la moglie Valentina Pitzalis, il corpo del ragazzo è stato riesumato in presenza dei Carabinieri di Gonnesa e dei Ris di Cagliari. Questi ultimi piantonano la bara presso il Policlinico di Monserrato, dopo il trasferimento della salma sotto scorta. Alle operazioni di riesumazione, presenti anche i consulenti della difesa dei Piredda, l'avvocato Flavio Locci e il criminologo clinico Elisabetta Sionis.

Seguono tutti gli accertamenti (fissati per il 19 maggio 2018) volti a stabilire le cause del decesso, che nel 2011 (dopo il fatale rogo della notte tra il 16 e il 17 aprile) fu classificato come suicidio.

Quanto potrà dire il corpo? Tanto o poco, non è dato ancora saperlo. Potrebbe fornire risposte decisive per dirimere la querelle tra chi ritiene colpevole uno o l'altro dei due protagonisti di questa vicenda. Il decreto di archiviazione per morte del reo, nel 2012, arrivò senza che le indagini sfociassero nell'autopsia, perché ritenuta non necessaria, data per certa l'attendibilità dell'unica sopravvissuta, Valentina Pitzalis.

Accertamenti sul corpo di Manuel Piredda

Autopsia che ora sarà effettuata. A partire dalle 8 del 19 maggio 2018, dopo l'apertura della bara alla presenza di consulenti e periti, al via un primo esame sul cadavere, trasferito poco dopo la riesumazione al Policlinico di Monserrato. Si effettuerà anzitutto una Tac multistrato. Tra gli accertamenti, disposti anche esami tossicologici e test con glicoforina.

Al vaglio anche gli indumenti del giovane di Gonnesa, gli stessi che indossava quella sera e con i quali è stato seppellito. Potrebbero fornire informazioni sul tipo di liquido infiammabile utilizzato nella tragica notte di Bacu Abis.

Perché si è arrivati all'autopsia

All'ennesimo esposto dei genitori del 28enne, Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda (che hanno sempre ipotizzato uno scenario di responsabilità diverso rispetto alla dinamica dei fatti cristallizzata nel 2011), nell'agosto 2017 era seguita l'apertura di un fascicolo di indagine a carico della ragazza (da parte del procuratore aggiunto Gilberto Ganassi), per omicidio volontario e incendio doloso.

L'autopsia è ritenuta operazione assolutamente indispensabile per provare a dissolvere ogni dubbio. L'esame autoptico sul corpo del Piredda è uno dei passaggi che la difesa della sua famiglia [VIDEO] ha sempre inteso come necessario e (forse) dirimente, per evidenziare le cause del decesso e il modo in cui il fuoco è intervenuto sul giovane.

Le analisi sui resti del 28enne potrebbero portare a confermare o confutare una delle ipotesi che la famiglia Piredda ha sempre ritenuto fondata: la presunta lesione alla testa del ragazzo. Lesione della cui presenza non fu evidenziata traccia dai medici intervenuti nella constatazione del decesso.

Nell'ambito dell'incidente probatorio, il 13 febbraio scorso si è svolta la perizia sul telefono cellulare che la ragazza ha dichiarato di avere in possesso la notte dell'accaduto. Il telefono di Manuel Piredda non venne analizzato e venne distrutto su disposizione dell'Autorità giudiziaria. Il giudice ha chiesto un'integrazione alla perizia sul cellulare in relazione a tutti gli elementi emersi in sede di incidente probatorio.

Il 27 marzo scorso, si è tenuta la perizia sulle ustioni di Valentina Pitzalis, presso l'istituto di Medicina legale di Sassari, atta a stabilirne la compatibilità con quanto da lei descritto.