Non sono rari, purtroppo, i casi di antropofagia nel mondo, che coinvolgono persone che praticano cannibalismo, un'azione tanto reproba quanto raccapricciante. Eppure, psicologicamente parlando, una pratica antropofagica è legata strettamente all'affetto che si può covare per "il pasto".

Infatti, per l'antropofago, mangiare una persona [VIDEO] significa dimostrarle affetto e possessione in maniera molto maggiore rispetto ai metodi consoni.

35enne condannata all'ergastolo

In Michigan, la trentacinquenne Kelly M. Cochran sta scontando l'ergastolo per aver ucciso nel 2014 e fatto a pezzi, servendone poi i resti ad un barbecue con amici e vicini di casa, l'amante Chris Regan: un episodio iniquo ed orribile.

Inoltre il mese scorso è stata condannata ad ulteriori 65 anni di galera per aver assassinato il consorte, Jason Cochran, con una perigliosa dose di eroina.

Ma non finisce qui: Kelly sarebbe responsabile di altri orripilanti omicidi - se ne ipotizzerebbero ben nove - servendo, dopo averle cucinate, le membra delle proprie vittime, quasi a voler dissacrare ulteriormente i loro corpi [VIDEO], pur essendo privi di vita. Sono stati proprio i vicini di casa, che hanno assaggiato l'orripilante pasto umano, ad aver fatto riaprire le indagini, essendosi insospettiti per l'insolito sapore della carne.

Nel corso del processo è emerso che Kelly, con la complicità del marito, avrebbe attirato il proprio amante in casa con la scusa di un rapporto sessuale, e che l'uomo sia stato ucciso dal consorte della 35enne, per poi essere smembrato con una sega elettrica.

Un episodio a dir poco inquietante, che ci fa capire come l'essere umano, alle volte, possa essere poco differente rispetto agli animali, dimenticandoci che in realtà è un animale, dotato però di raziocinio. Tuttavia, sembra proprio che in alcune situazioni questa caratteristica venga a mancare, lasciando spazio a quegli istinti che sarebbe un insulto per le altre specie denominarli "animaleschi".

Antropofagia secondo la psicoanalisi

Se da un punto di vista morale la pratica cannibale viene vista come un'azione di violenza e dissacrazione di una persona, dal punto di vista psicoanalitico tutto sarebbe legato ad un blocco nella crescita psicosessuale, e da un affetto morboso nei confronti della vittima: aberrante, eppure sembra essere proprio così. Secondo studi del settore, infatti, l'antropofagia sarebbe una pratica risalente ad un blocco nell'evoluzione psicosessuale nella fase orale, nella quale il bambino soddisfa le proprie pulsioni attraverso il succhiare latte dal seno della madre.

Quindi l'antropofagia psicopatologica sarebbe - per il soggetto che ne soffrirebbe - una via per colmare una mancanza affettiva morbosa, compensabile esclusivamente tramite l'incorporamento dell'altra persona, ma non in senso metaforico o allegorico, ma in senso fisico. Per costoro, nutrirsi di un altro individuo significa compensare la propria pulsione affettivo-possessiva.

Ovviamente, anche per l'antropofago l'atto in quanto tale è reprobo, poiché non soffre di deficit mentali, ed è in grado di riconoscere e distinguere l'iniquità delle azioni. Per questo motivo tende a compiere una reificazione della persona, ossia tenta di svuotare l'essere umano di qualsivoglia proprietà che lo renda tale, facendolo divenire una cosa, un oggetto che, in quanto tale, si può possedere fisicamente ed è privo di sentimenti e sensazioni: solo così l'antropofago non avrà alcun tipo di risentimento, perché starà semplicemente tentando di possedere una cosa.

Fa paura ricordare cosa disse Feuerbach, filosofo della sinistra hegeliana, in merito ai pasti: "io sono ciò che mangio". Una riflessione che, contestualizzata all'antropofagia, fa comprendere appieno il concetto in una massima.