Negli ultimi tempi il mondo dello spettacolo è stato lo scenario di dure accuse verso attori e registi imputati di molestie sessuali sul set ed al di fuori. In seguito allo scandalo che ha travolto Harvey Weinstein [VIDEO], fondatore della casa cinematografica Miramax, sono stati molti i personaggi holliwoodiani denunciati e accusati di violenze e abusi sessuali. Mentre la faccenda Weinstein risale al 5 ottobre 2017, il caso Freeman è molto piu recente. Infatti le denunce verso il pluripremiato attore sono state sporte proprio negli ultimi giorni e, nonostante la sua difesa, la questione rimane aperta e ci porta ad una serie di riflessioni.

Molti personaggi televisivi quando si trovano sotto i riflettori indossano una “maschera” moralista presentandosi come un modello da imitare, si mostrano impegnati in generose donazioni o dediti al volontariato e alla comunità. A telecamere spente la situazione cambia: alcuni infatti mostrano un indole torva, comportamenti inappropriati e disdicevoli, in contrasto con ciò che mostrano pubblicamente.

E se fossimo tutti degli Harvey Weinstein?

A sostenerlo è il sociologo Erving Goffman, principale esponente dell’interazionismo simbolico. Goffman concepisce la vita sociale come uno scenario in cui si agitano ruoli e interpretazioni, come un grande teatro in cui ognuno di noi è un attore e recita un determinato ruolo con l’obiettivo di suscitare nello spettatore determinate impressioni [VIDEO].

Ciò però accade quando si è “in scena”. Tutto cambia quando il pubblico scompare ed è proprio in quel momento che, svestiti dai ruoli, ci conosciamo e siamo noi stessi, il nostro vero “io” compare solo nel retroscena. La drammaturgia del simbolismo però sta nel fatto che, in base al “palcoscenico” in cui recitiamo, il nostro ruolo cambia a seconda delle nostre esigenze, della nostra fame e delle nostre più oscure ambizioni che cerchiamo di soddisfare con il costume di scena piu adatto. Il sociologo, inoltre, afferma che per far funzionare lo spettacolo esiste un patto implicito tra gli attori, come se esistesse una parte di coscienza che conosce queste dinamiche e permette che esse avvengano. Che si voglia credere o meno alle parole di Goffman la sua teoria, nonostante il tono drammatico, rimane interessante e provocatoria.

In conclusione

Goffman afferma: "Posso solo suggerire che chi vuole combattere la falsa coscienza e destare la gente la gente ai suoi veri interessi ha molto da fare, perché il sonno è molto profondo. Ed io non intendo fornire una ninna nanna, ma semplicemente entrare furtivamente e osservare il modo in cui la gente russa".