Sono davvero scioccanti i documenti pubblicati questa mattina sul nuovo numero della rivista L'Espresso. Secondo nuovi, sconcertanti documenti, su cinque prove effettuate nel 2015, le stesse tese a verificare la stabilità del ponte Morandi, quattro fallirono miseramente. Tali operazioni non furono più ripetute, questo sempre secondo quanto si apprende dagli autori del report pubblicato stamane. Il Ministero avrebbe approvato un progetto del tutto incompleto, in cui i primi due livelli di studio mancavano completamente, inoltre il progetto definitivo di "retrofitting" non sarebbe stato mai presentato.

Non c'erano i dati per verificare lo stato del ponte

La Procura di Genova sta procedendo spedita nelle indagini che riguardano il crollo del grande viadotto sul torrente Polcevera, avvenuto il 14 agosto scorso. Uno degli obiettivi dell'indagine è proprio quello di verificare che, prima del crollo, fossero stati eseguiti tutti gli accertamenti utili a verificare la stabilità del ponte. Non solo gli stralli sarebbero stati corrosi, e quindi avrebbero ceduto d'un tratto, ma nella relazione presentata al Mit dagli ingegneri di Spea, studio di progettazione collegato al concessionario, si fa presente che per la realizzazione del progetto mancavano ancora diverse informazioni giudicate essenziali. Le stesse riguardavano le condizioni delle parti principali del ponte.

I progettisti, sempre secondo quanto si apprende dalle pagine de l'Espresso, non conoscevano i dettagli fondamentali in modo da poter portare a termine senza problemi le operazioni di "retrofitting", ovvero del potenziamento del carico sopportabile dal ponte. Le operazioni dovevano prevedere l'aggancio di nuovi stralli alle alte torri in cemento armato precompresso dell'infrastruttura.

Dopo diverse notti passate ad effettuare le verifiche sul ponte, nell'ottobre del 2015, si apprende che tutte queste erano fallite poiché in quei giorni c'era maltempo e le condizioni di umidità causate dalla pioggia avrebbero dato dei risultati diversi da quelli sperati, con numerose anomalie. Autostrade inviò quindi una relazione dettagliata di quanto eseguito al Ministero che, a sorpresa, pur sapendo che quelle "informazioni essenziali" per portare a termine il progetto non c'erano, approvó lo stesso.

Il comma 4 dell'articolo 23 del Dl 50/2016 (Codice appalti) stabilisce in effetti che si possono omettere i due primi livelli di studio per l'approvazione di un progetto, ovvero fattibilità e definitivo, prima di passare all'esecutivo, solo quando per i primi due punti si hanno elementi a sufficienza per valutare lo stato di salute di una costruzione, in questo caso del ponte Morandi. Autostrade avrebbe deciso così di passare subito alla terza ed ultima fase, quella esecutiva, risparmiando tempo: il Mit approva così un progetto incompleto, diverso da quello previsto inizialmente. Di tutto questo non si accorge nessuno. Alla Vigilia di Ferragosto il viadotto viene giù, trascinando con se 200 metri di autostrada e uccidendo 43 persone.

Le indagini di "pull-out" furono bocciate

Le prove di "pull-out", ovvero detto in termini semplici di estrazione del calcestruzzo, attuate per verificare lo stato dell'infrastruttura, furono bocciate in toto dal comitato tecnico amministrativo, allora presieduto dall'ingegnere Roberto Ferrazza. Inoltre, tra il 2014 e il 2016, vennero affidati dei lavori straordinari ad una ditta toscana che si occupa di installare barriere anti-rumore e rivestimenti di gallerie, la Soteco. Nessuno si accorse degli evidenti difetti del progetto, neanche i tecnici incaricati dal Ferrazza per redigere la relazione da consegnare al Provveditorato alle opere pubbliche. Questi ultimi, sempre secondo quanto riportato da L'Espresso, sarebbero stati semplici funzionari che "i ponti li conoscono più come automobilisti", in poche parole non sarebbero stati esperti del campo.

Fincantieri e Italferr non hanno attestazioni Soa

Infine, da quanto si apprende dal giornale il 24 Ore Edilizia (Gruppo Il Sole 24 Ore), Fincantieri e Italferr, incaricate a quanto pare dal governo di ricostruire il viadotto Morandi, non hanno i requisiti per effettuare tali operazioni di costruzione. Mancano infatti le attestazioni Soa, necessarie per accertare la capacità di una ditta di costruire opere pubbliche. Tali società infatti non hanno il compito di costruire infrastrutture, ma solo di redigere i progetti, affinché questi ultimi poi vengano portati a termine da ditte specializzate nella costruzione di opere pubbliche.