La notizia ha fatto il giro del web in pochi minuti: questa mattina all’alba gli agenti della Guardia di Finanza del Gruppo di Locri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Domenico Lucano, detto Mimmo, sindaco del Comune calabrese di Riace in provincia di Reggio Calabria. La principale accusa mossa al primo cittadino è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per questo la procura della locride gli ha imposto la misura degli arresti domiciliari. Esulta il ministro dell’Interno Matteo Salvini che se la prende con lo scrittore roberto saviano (amico di Mimmo Lucano) e con quelli che genericamente definisce “buonisti”.

I sospetti sul ‘modello Riace’

Domenico Lucano deve la sua fama ultradecennale proprio al suo approccio ‘innovativo’ al problema dell’immigrazione. Il cosiddetto ‘modello Riace’ ha infatti permesso la ripopolazione del paese grazie alla presenza di extracomunitari. Ora, però, gli inquirenti sospettano che Lucano abbia favorito la celebrazione di diversi matrimoni combinati allo scopo di far ottenere la cittadinanza rapida agli stranieri residenti. Per questo, con l’operazione denominata Xenia, hanno deciso di mettere agli arresti il primo cittadino, accusato tra l’altro non solo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma anche di fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Mentre per Lucano sono scattati i domiciliari, alla sua compagna, Tesfahun Lemlem, è stato imposto il divieto di dimora in paese. Sotto i riflettori degli inquirenti ci sarebbe la mala gestione dei finanziamenti erogati, sia dal ministero dell’Interno che dalla prefettura di Reggio Calabria, per l’accoglienza di profughi e richiedenti asilo.

Le intercettazioni: ‘Io sono un fuorilegge’

L’inchiesta Xenia era partita già lo scorso anno dopo una ispezione, ordinata proprio dalla prefettura reggina, al termine della quale emersero gravi irregolarità nella gestione dei finanziamenti ricevuti dal Comune di Riace per la gestione dei migranti.

L’arresto di Lucano, secondo la procura, sarebbe il frutto di “approfondite indagini” che dimostrerebbero la “particolare spregiudicatezza” del sindaco allo scopo di far consumare matrimoni ‘di comodo’ tra cittadini riacesi e donne immigrate, le quali avrebbero poi potuto fruire più agevolmente di permessi di soggiorno e rilascio della cittadinanza italiana. “Io la carta d’identità gliela faccio - afferma Lucano in una telefonata intercettata - Io sono un fuorilegge, sono un fuorilegge, perché per fare la carta d’identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità”.

L’incontro con Saviano e le critiche di Salvini

Insomma, non proprio un bel biglietto da visita, questa inchiesta, per un sindaco finito addirittura nel 2016 nella classifica delle 50 persone più potenti del mondo, stilata dalla rivista americana Fortune. Mimmo Riace può vantare anche una profonda amicizia con Roberto Saviano. Lo scrittore napoletano autore di Gomorra era andato anche a trovarlo a Riace il 22 agosto scorso. “Mi mostrerà il lavoro incredibile, titanico, bellissimo e prezioso fatto in questi anni per accogliere chi ha bisogno e per salvare noi stessi”, aveva dichiarato in quell’occasione Saviano che aveva anche attaccato Salvini per il caso della nave Diciotti, allora in pieno corso di svolgimento.

“In Italia tutto deve ripartire da Riace, dove esiste un modello di accoglienza possibile, sostenibile e virtuoso”, aveva infine aggiunto. Da parte sua, il leader della Lega aveva definito Lucano “uno zero” e liquidato Saviano con “tornano le sue fesserie”. Oggi, invece, dopo la notizia dell’arresto del sindaco ‘amico dei migranti’, Salvini non si tiene e, su Facebook, scrive: “Chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati!”.

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