Domenica 30 settembre il settimanale L’Espresso, diretto da Marco Damilano, esce nelle edicole con una copertina che sta già facendo discutere. La prima pagina riproduce, infatti, quella de La difesa della razza, rivista diretta da Telesio Interlandi durante il Ventennio fascista e fondata nel 1938, in corrispondenza con il varo delle leggi razziali da parte del Regime. In pratica, l’intento palese del settimanale del Gruppo Espresso è quello di paragonare il decreto sicurezza “che discrimina”, fortemente voluto da Matteo Salvini, alle leggi razziali introdotte da Benito mussolini giusto 80 anni fa. Un paragone ardito che, naturalmente, ha suscitato la reazione sdegnata del ministro dell’Interno leghista.

La provocazione de L’Espresso e la risposta di Salvini

È il direttore de L’Espresso in persona, Marco Damilano, a spiegare in un breve video il senso della discutibile scelta compiuta dal periodico da lui diretto. Damilano afferma che la decisione di uscire con la copertina de La difesa della razza non è assolutamente casuale in quanto, così come quelle leggi discriminavano i cittadini italiani di religione ebraica, allo stesso modo, anche se l’Italia del 2018 non può essere paragonata a quella del 1938, il decreto sicurezza firmato Salvini introdurrebbe “per la prima volta nella storia della Repubblica, un nuovo discrimine, negando i diritti sanciti dalla nostra Costituzione”.

Un paragone esplosivo che, infatti, viene accolto dal leader della Lega con il consueto post su Facebook nel quale Salvini, oltre a postare l’immagine incriminata, commenta sarcasticamente: “Questi non sono normali!”.

Le leggi razziali fasciste

Per comprendere meglio il contesto della polemica sul presunto razzismo di Salvini, bisogna ricordare cosa furono le leggi razziali. Si trattava di un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati in Italia dal 1938 al 1943, prima dal Regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale, entrambi guidati da Benito Mussolini.

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Matteo Salvini

L’oggetto di queste leggi erano prevalentemente, anche se non solo, persone di religione e cultura ebraica. Annunciate per la prima volta dal Duce il 18 settembre 1938 a Trieste, vennero definitivamente abrogate il 20 gennaio 1944 dai regi decreti-legge numero 25 e 26, emanati dal Regno del Sud durante la guerra civile (1943-45).

La difesa della razza: Almirante, Fanfani e Spadolini tra i collaboratori

A conferire un carattere pseudo culturale alla nuova legislazione razzista fu anche La difesa della razza, rivista quindicinale, stampata dalla Casa editrice Tumminelli di Roma, diretta, come detto, da Telesio Interlandi, che vide la pubblicazione del suo primo numero il 5 agosto del 1938, pochi giorni prima dell’approvazione delle leggi razziali.

Il bi-settimanale si proponeva di sostenere la tesi della presunta superiorità della razza ariana, alla quale anche gli italiani sarebbero appartenuti. Tra i più noti collaboratori del foglio apertamente razzista si annoverano i nomi di Giorgio Almirante (poi leader del Msi), dell’intellettuale Julius Evola, ma anche di politici in seguito democratici come Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani.

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