L'Egitto piomba nuovamente nel terrore dopo un periodo di relativa tranquillità. Ieri, nel pomeriggio (le 5 in Italia) è esplosa una bomba a pochi chilometri dal sito archeologico di Giza, colpendo un bus turistico e provocando quattro morti: tre turisti vietnamiti e una guida egiziana.

L'ordigno conteneva una serie di biglie d'acciaio che si sono abbattute sul veicolo, danneggiandolo pesantemente.

Stando ai primi rilievi effettuati dalle forze dell'ordine locali, si tratterebbe di una bomba artigianale. Al momento dell'esplosione l'autobus stava transitando nei pressi di un muretto della strada Maryoutiya, a circa due chilometri dalle piramidi, e proprio la barriera di mattoni avrebbe attutito, almeno in parte, l'impatto con il furgoncino. Oltre alle quattro vittime si contano almeno dieci feriti, anche se il bilancio sarebbe potuto essere decisamente più drammatico.

Un duro colpo all'economia egiziana

Anche se fortunatamente il numero delle vittime è risultato piuttosto contenuto, come riporta il "Corriere della Sera", i risvolti psicologici sono stati ben più gravi. L'attentato, infatti, si è verificato in un periodo in cui l'Egitto stava cominciando a rilanciare la sua economia turistica con i visitatori che, dopo aver abbandonato il Paese africano in seguito agli attacchi terroristici degli ultimi anni, stavano tornando ad affollare i resort delle principali località turistiche della zona come Sharm El Sheikh, Marsa Alam e Hurghada.

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Cronaca Nera

Tutto ciò, grazie anche ad una serie di offerte economicamente accessibili che avevano riacceso l'interesse verso le suggestive città egiziane anche tra i nostri connazionali.

In seguito all'attentato di Giza, i vari tour operatori hanno provato a tranquillizzare i visitatori, assicurando che non vi sarebbe alcun motivo per cancellare le prenotazioni o le date per le escursioni, anche se è innegabile che questo drammatico episodio abbia riacceso la paura negli stranieri e anche nei cittadini egiziani.

Nelle ultime settimane non erano stati lanciati allarmi

Nonostante sembrava che la situazione stesse lentamente tornando alla normalità, l'Egitto non aveva abbassato la guardia sul pericolo terrorismo, confermando ad esempio i piani di sicurezza presso le chiese copte che, oltre alle zone turistiche, sono gli obiettivi preferiti dei kamikaze. Tuttavia nelle ultime settimane non era stato lanciato alcun allarme e non erano stati introdotti maggiori controlli da parte delle istituzioni locali.

Il premier egiziano Mustafa Mabbouli ha definito l'attentato come "una sfida alla nostra sicurezza e al nostro futuro". Del resto, il dramma consumatosi il 28 dicembre ha inferto un doppio colpo al Paese che stava puntando molto sul mercato asiatico e sul rientro dei turisti. Ad esempio, proprio in questi giorni era giunta notizia di un investimento di un miliardo di dollari da parte del Giappone per realizzare il nuovo Grande Museo Egiziano, la cui apertura dovrebbe avvenire nel 2020.

La struttura dovrebbe raccogliere e riunire le preziose testimonianze dell'epoca dei Faraoni: un segnale importante per rispondere agli attacchi e alle distruzioni perpetrati dall'Isis e da Al Qaeda.

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