Non c'è pace per la Colombia, perennemente esposta alla minaccia di forze paramilitari che mettono in pericolo la vita dei civili con attacchi nei luoghi più disparati. Proprio in queste ultime ore è giunta notizia di un ennesimo attentato che è andato ad alimentare la scia di sangue che ormai da diversi anni sta attraversando il Paese sudamericano.

Alle 9:30 del mattino (15:30 ore italiane) del 17 gennaio, una vettura si è avvicinata alla scuola nazionale della polizia General Santander, a sud di Bogotà.

Quando le forze di sicurezza hanno provato a fermare il veicolo (guidato dall'attentatore José Aldemar Rojas Rodríguez) il conducente ha accelerato di colpo fino a schiantarsi contro un muro, facendo esplodere 80 chili di pentolite che hanno causato la morte di almeno 21 persone, ferendone 68 e danneggiando anche alcuni edifici circostanti.

Una zona ad alto rischio

La zona in cui si è verificato l'attentato è una di quelle in cui opera maggiormente l'Esercito di Liberazione Nazionale, un gruppo di guerriglieri ancora oggi attivo in Colombia.

Stando ai risultati delle prime indagini, si ritiene che solo dei professionisti come l'ELN, i gruppi dissidenti FARC o l'organizzazione narco-paramilitare conosciuta come "Clan del Golfo" disporrebbero dei mezzi necessari per compiere un attacco di questa portata.

L'azione di questi giorni cade a circa due anni e mezzo dalla firma dell'accordo di pace con le FARC, i cui ex comandanti hanno immediatamente condannato l'attentato, definendolo un tentativo per far saltare le trattative che da circa due anni sono in corso tra l'Esercito di Liberazione Nazionale e il governo colombiano.

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Cronaca Nera

Duque: 'Nessun passo indietro'

Il presidente colombiano Iván Duque - che proprio mercoledì aveva lanciato un ultimatum alla guerriglia - ha dichiarato che quest'attentato non rimarrà impunito e che le autorità pubbliche andranno sostenute affinché possano catturare i responsabili di "questa barbarie". Infine ha chiarito che le istituzioni non faranno nessun passo indietro verso coloro che attentano alla vita dell'intera comunità colombiana.

Anche l'esponente della sinistra Gustavo Petro è intervenuto su quanto accaduto alla scuola di polizia di Bogotà, parlando di attacco nei confronti non solo delle forze di polizia, ma anche delle donne e di tutto il Paese.

L'atto terroristico di Bogotà è il più drammatico verificatosi nella capitale della Colombia dopo quello del febbraio 2003, quando le FARC fecero scoppiare un'autobomba nei pressi del club El Nogal.

Cosa accadrà (o dovrebbe accadere)

Al momento è nota l'identità dell'esecutore dell'attacco (morto durante la detonazione dell'autobomba), ma non vi sono ancora certezze sui mandanti di un attentato definito dal presidente Duque "insano".

Tutti i colombiani sono chiamati a collaborare per far sì che la giustizia possa fare concretamente il suo corso, a partire dalle istituzioni e dal governo che si è detto pronto a tutto pur di cancellare una volta per tutte questa rete criminale che spesso coniuga al narcotraffico la violenza. Vedremo se finalmente le parole riusciranno a tramutarsi in fatti, circostanza mai verificatasi in tutti questi anni.

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