Dovrà scontare l’ergastolo Igor il 'Russo'. Al termine del processo con rito abbreviato tenutosi a Bologna, il gup Alberto Ziroldi ha stabilito il massimo della pena per il killer serbo – che in realtà si chiama Norbert Feher – per aver ucciso il barista Davide Fabbri ed il volontario di Legambiente Valerio Verri, oltre che per altri reati. Il malvivente è stato catturato lo scorso dicembre in Spagna, dopo esser sfuggito alla polizia per otto mesi: da quel momento è rinchiuso nel carcere di Saragozza.

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Il giudice ha accolto le richieste del pm Marco Forte che, al termine di una lunga requisitoria, aveva chiesto l'ergastolo per l’assassino 38enne, collegato in videoconferenza con il tribunale. Stabilita per lui anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale per la durata della pena. Adesso la sentenza dovrà essere notificata in Spagna, dove Feher è imputato per altri tre delitti e due tentati omicidi: le autorità iberiche decideranno se consegnare il detenuto ora, oppure al termine dei procedimenti giudiziari che devono ancora iniziare. Il gup ha anche disposto i risarcimenti ai familiari delle vittime, che ammontano a quasi 1,7 milioni di euro.

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Cronaca Nera

Risarcimenti ai parenti delle vittime per 1,7 milioni di euro

Numerosi i soggetti che dovranno essere ricompensati: quasi 500mila euro andranno a Maria Sirica, la moglie di Davide Fabbri e 300mila euro al padre, Franco Fabbri. Invece i figli di Valerio Verri, Francesca e Emanuele, riceveranno 400mila euro ciascuno, mentre altri 50mila saranno destinati ad una nipote. Inoltre Norbert Feher dovrà versare 30mila euro alla Provincia di Ferrara e 20mila euro al Servizio di vigilanza ambientale di Legambiente, per cui lavorava come volontario Verri.

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Infine l'agente di polizia provinciale Marco Ravaglia, ferito nel corso di una sparatoria con Igor il 'Russo', dovrà aspettare il giudizio civile per conoscere la somma che gli sarà dovuta.

L’atto d’accusa della vedova del barista Davide Fabbri

Per la prima volta si è presentata in aula anche Maria Sirica, difesa dall'avvocato Giorgio Bacchelli. “Non è giusto che qualcuno possa entrare in un bar ed ammazzare una persona in quel modo – ha dichiarato ai giornalisti, all’esterno del tribunale – questa vicenda mi ha lasciato un trauma dentro, non ce la faccio più”.

La donna ha poi lanciato un duro atto d’accusa: “Qui in Italia tutto è permesso, mio marito non è stato ucciso da Igor, ma dallo Stato perché questo individuo non doveva essere qui” ha detto, riferendosi alla mancata espulsione del serbo dal territorio del nostro Paese. Non si esclude che in futuro la vedova non intenti una causa civile per chiedere un risarcimento allo Stato per queste ragioni.

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