È deceduto ieri il giornalista Vittorio Zucconi nella propria casa a Washington dopo una lunga malattia, aveva 74 anni. Nel 1970 aveva assunto il ruolo di corrispondente per 'La Stampa' da Bruxelles e nel 1973 da Washington, poi quello di inviato speciale a Mosca e quello di articolista al 'Corriere della Sera' nel 1977.

Il collega Ezio Mauro ha scritto di lui: 'Il Vittorio pubblico era uguale a quello privato'

Nel 1982 aveva aperto la redazione de 'La Stampa' a Tokio, nel 1985 era diventato capo della redazione di Parigi e dal 1986 al 1992 inviato speciale a Washington.

Nel 1992 aveva collaborato a L'Espresso, poi nel 1994 di nuovo a 'La Stampa' e nel 1996 inviato speciale in America a 'La Repubblica'. Ecco cosa ha scritto il giornalista Ezio Mauro del proprio collega: "Vittorio era la forza della costruzione, il vigore della raffigurazione, l'irruenza del raccontare e la potenza della scrittura. Era bravo a rigenerare un mondo, a intrufolarsi nella realtà assoggettata dal suo giornalismo. Per mezzo della narrazione, lui riusciva a capire e dava una mano agli altri per intendere.

Cambiava il meccanismo dell'analisi e dell'interpretazione e tutto questo per lui nasceva da un'informazione che era commento, racconto e cronaca. Zucconi reinterpretava gli avvenimenti e li rendeva esemplari, emblematici, simbolici. Non rifiutava mai il giornalismo, per lui scrivere era tutto ciò che importava, principio e fine di ogni cosa. Il suo modo di scrivere era pieno d'impeto e scorrevole, gli veniva naturale, come qualcosa che effluisce da sola e trova il proprio corso".

Zucconi sul sito di Radio Capital scriveva di sè: 'Scrive articoli per passare il tempo e per pagare il mutuo'

E ancora diceva di sè: "Adora i cibi che non dovrebbe mai mangiare, le notizie positive e l'ottima musica. Odia le radio che parlano troppo, le tasse, i bugiardi e i teatrini politici. Intervista e parla". Il giornalista è stato anche un autore di moltissimi saggi e libri. tra i titoli ricordiamo: 'Il lato fresco del cuscino.

Alla ricerca delle cose perdute' del 2018, 'Il caratteraccio. Come (non) si diventa italiani' del 2009 e 'L'aquila e il pollo fritto. Perché amiamo e odiamo l'America' del 2008. E ancora 'Storie dell'altro mondo. La faccia nascosta dell'America' del 1997, 'Gli spiriti non dimenticano. Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux' del 1996 e 'Viaggio in America' e 'La scommessa'. Cento giorni per amare l'Italia' del 1993. Aveva scritto anche 'Si fa presto a dire Russia' del 1992, 'Parola di giornalista' del 1990, 'Si fa presto a dire America' del 1988, 'Il Giappone tra noi' del 1986 e 'I cinque cerchi rossi' del 1980.

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