"Un gesto indegno d'essere raccontato": l'ha definito così Lorenzo Bucossi, capo della Squadra mobile milanese intervenuta in un'abitazione in uno stabile Aler occupato abusivamente, in zona San Siro. Piedi fasciati, lividi su tutto il corpo, una ferita alla testa: era già morto Mehmed, bimbo di due anni e mezzo, all'arrivo di soccorsi e polizia.

A chiamarli era stato il padre 25enne italocroato Aljica Hrustic dopo aver ucciso di botte il figlio senza una ragione, per poi fuggire con due delle cinque figlie avute dalla moglie, la 23enne croata Silvja Z., incinta del sesto figlio.

Pubblicità
Pubblicità

L'uomo, fermato dopo alcune ore, deve rispondere di omicidio volontario aggravato dal maltrattamento e dalla minore età della vittima, reato contestatogli dalla pm Giovanna Cavalleri che coordina le indagini.

Pubblicità

Uccide il figlio di botte, chiama i soccorsi e poi fugge

Sono le 6 e 02 di mercoledì, quando al numero unico di emergenza arriva una chiamata: al telefono c'è Aljica Hrustic, nato a Firenze ma di origini croate, il quale dice all'operatore che suo figlio di due anni sta male, ha problemi respiratori, mentre in sottofondo si sente il pianto di una donna, che poi si appurerà essere la mamma del piccolo. Quando poco dopo i soccorritori arrivano sul posto, in via Ricciarelli 22, un bilocale al piano terra di una casa popolare occupato abusivamente in una delle zone più degradate di Milano, il bambino è già senza vita.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Cronaca Nera

Sul corpo sono evidenti i segni delle percosse, ma salta subito all'occhio degli operatori sanitari come degli uomini della Squadra Mobile nel frattempo sopraggiunti, che il piccolo ha i piedi fasciati, non legati come era stato detto in un primo momento: si sarebbe fatto male alcuni giorni prima camminando su pezzi di vetri. La mamma, incinta del sesto figlio, trovata sola in casa, vegliava sul divano il figlio morto: ha subito dato la colpa al marito che nel frattempo si era reso irreperibile, scappando con due figlie di tre e un anno (il figlio più grande, invece, è in Croazia con gli zii).

La cattura

Aljica Hrustic è stato individuato presso l'abitazione di un parente in via Manzano, zona Giambellino, dove si era rifugiato dopo aver vagato per un po' con le figlie piccole. Non ha opposto alcuna resistenza agli agenti che l'hanno bloccato e ha confessato di aver ucciso il figlio, ma non ha saputo dare spiegazioni, eccetto dire che è accaduto in un momento di rabbia dopo una notte insonne in cui aveva fumato hashish.

Pubblicità

L'uomo è nullafacente: secondo il racconto di conoscenti, era solito trascorrere giornate al bar e sarebbe un consumatore abituale di hashish e marijuana, come ostentato in alcune foto postate sui social. Tra le pose, ci sono selfie cui compare anche con armi e abiti di lusso. Ha un precedente per riciclaggio, ma nessuno per violenza domestica. Eppure le violenze, secondo le testimonianze dei residenti, sarebbero state quotidiane: specie dopo aver assunto droga, picchiava moglie e figlio.

Pubblicità

Non è chiaro se il bambino stesse piangendo o dormisse quando il padre alle tre di notte si è alzato e in preda a una rabbia incontenibile l'ha picchiato a morte. Non ci sarebbero ferite determinanti, ma solo l'autopsia sul corpo del bambino chiarirà la causa del decesso e perché il piccolo avesse i piedi fasciati. Le bambine che il padre omicida aveva portato con sé per motivi ancora non chiari, sono state affidate a una comunità.

La madre del bambino portata in Questura

"Merita l'ergasolo": ha commentato così Bardo Secic, prozio dell'italocroato, la notizia del barbaro delitto commesso da Aljica Hrustic. Il parente ha detto che se lo avesse trovato lui prima della polizia, lo avrebbe ucciso con le sue mani, perché quell'uomo, secondo la sua descrizione, sarebbe irascibile e violento, pericoloso anche perché consumatore abituale di droghe.

Ai cronisti, Secic ha rivelato che la famiglia è in rotta con l'omicida da due anni dopo che, senza motivo, il fermato lo aveva aggredito colpendolo con la fibbia di una cintura, un agguato di cui conserva ancora i segni: una cicatrice in testa. La mamma è stata portata in Questura: gli inquirenti vogliono capire se la donna abbia delle responsabilità nel pestaggio mortale. Va ricostruito, insomma, cosa sia realmente accaduto fino alla chiamata dei soccorsi da parte del padre. "Ho provato a fermarlo, ma ha picchiato pure me", ha ripetuto la giovane donna in lacrime agli investigatori e alla pm Giovanna Cavalleri: non avrebbe responsabilità nella morte del bambino, anzi anche lei, più volte denunciata per furto, sarebbe stata vittima di continui maltrattamenti e violenze. Con il marito aveva occupato abusivamente il bilocale da un paio di mesi pagando qualche centinaio di euro a un albanese che ci abitava prima di loro.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto