La tanto attesa sentenza della Cassazione sulla cannabis light è arrivata nella serata di ieri. La Cassazione a Sezioni Unite ha ancora una volta deciso di percorrere la via del proibizionismo più rigido, infatti, secondo l'interpretazione che danno i giudici della legge questa non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis, come l’olio, le foglie, le infiorescenze e la resina.

Sentenza cannabis light, esultano i proibizionisti tremano 15 mila imprenditori

Ancora una volta, la giustizia si sostituisce alla politica, facendo giurisprudenza con una sentenza che chiude tutte le porte a quella che poteva essere una grande svolta dell'Italia. "Integrano il reato previsto dal Testo unico sulle droghe (articolo 73, commi 1 e 4, dpr 309/1990) le condotte di cessione, di vendita [...] cannabis sativa L, - poi arriva la parte più controversa e più destabilizzante per un cittadino perché non da indicazioni chiare - salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante".

Il punto è è proprio quell'effetto drogante non chiarito dalla legge in materia ma che sarà a discrezione del singolo giudice stabilire in fase di contesa.

Sempre nella provvisoria, la sentenza sarà depositata nei prossimi giorni, si legge come la legge del 2016 qualifica come lecita solamente la coltivazione delle specie di canapa in catalogo come piante agricole e non contempla la vendita di derivati.

Restano ora nel limbo della politica e della giustizia dopo la sentenza della Cassazione sulla Cannabis light circa 15mila imprenditori che hanno deciso di investire su questo mercato, rischiando il lavoro ed investimenti.

Soddisfazione del Ministro Salvini, silenzio dal Movimento 5 Stelle

La sentenza sembra proprio essere figlia dell'andamento politico post voto, non a caso arrivata qualche giorno dopo.

Il Movimento 5 stelle che si era posto, sin dalla sua nascita, come partito anti-proibizionista, non è riuscito a legiferare in tempo in materia, e non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Esulta dal canto suo Salvini che della criminalizzazione della cannabis light ne ha fatto anche campagna elettorale.

Proprio il leader del Viminale esulta dichiarandosi contro le droghe e a favore del vivere sano.

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In ballo però non c'è solo il vivere sano, ma una lotta alla criminalità e alla mafia che dal mercato nero della cannabis traggono giovamento e importanti profitti, nonché reclutamento di giovani leve nelle piazze dello spaccio. Sembrerebbe proprio un'occasione persa per infliggere un duro colpo alle mafie, purtroppo con l'avvallo anche della corte di Cassazione, che certamente non può sostituirsi alla politica, ma poteva mandare un segnale forte.

Non a caso esulta tutta la parte più conservatrice della Lega e del Governo, incluso in Ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana che esprime soddisfazione e si complimenta con i giudici per la decisione presa.

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