Il Tribunale di Torino ha messo la parola fine alle speranze dell'insegnante di essere reintegrata. "Si resta docenti anche fuori dalla scuola" è stata la motivazione del giudice che ha negato il ricorso della maestra elementare che aveva urlato contro i poliziotti la frase ingiuriosa "Dovete morire".
Torino, il tribunale nega il ricorso all'insegnante
Dopo il provvedimento del Miur che l'aveva licenziata, per la donna è arrivata la doccia fredda del Tribunale che le ha negato il ricorso. La direttiva del Miur dunque resta valida, la maestra è fuori dalla scuola.
L'insegnante, Lavinia Flavia Cassaro, ora pagherà caro quegli insulti d'odio lanciati contro il reparto celere della polizia durante una manifestazione degli antifascisti contro Casapound. Era il periodo di campagna elettorale e la maestra, in preda all'odio, inveì contro la polizia. Per quelle parole la Procura di Torino l'ha indagata per oltraggio a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere e minacce.
A inchiodare la donna sono stati alcuni video finiti in rete in cui la riprendevano mentre urlava quelle frasi ingiuriose contro le forze dell'ordine. L'Ufficio Scolastico della Regione Piemonte fin dal giorno successivo ai fatti prese la decisione di sanzionare la donna per "grave condotta" durante la manifestazione del febbraio 2018.
Il Miur, poi, decise di licenziarla e così l'insegnante presentò subito ricorso.
Il giudice torinese ha però deciso che il ricorso presentato dalla donna non ha fondamento e dunque, oltre ad averlo respinto, ha condannato la ricorrente a pagare le spese processuali. Per il magistrato la decisione del Ministero della Pubblica Istruzione di allontanare la donna dal suo ruolo di insegnante è stata idonea, in considerazione della gravità dell'atteggiamento dimostrato durante la manifestazione.
Le motivazioni del giudice
Secondo il giudice la scuola rappresenta uno strumento per promuovere la crescita delle persone in tutte le sue dimensioni, oltre che nella cultura. Il magistrato ha evidenziato come il comportamento della maestra si sia dimostrato in evidente contrasto con quelle che sono le finalità del ruolo di insegnante, in particolare di una maestra di scuola elementare.
"Gli insegnanti hanno non solo compiti legati all'istruzione dei bambini, o ragazzi, ma anche educativi" ha precisato il giudice.
"In particolare per i docenti delle scuole primarie questo concetto - spiega il giudice - è ancor più valido, poiché i bambini a quell'età non hanno ancora sviluppato un senso critico e tendono ad assorbire tutto ciò che gli viene trasmesso dai suoi educatori. Dunque un docente che manifesta pubblicamente disprezzo per lo Stato è assolutamente da biasimare, oltre al fatto che questo avvenimento ha portato a un grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alla pubblica amministrazione e alle famiglie dei bambini".