Tre giorni in visita in Madagascar sono stati sufficienti per lanciare un segnale d'allarme a tutto il mondo: a farlo è stata Ursula Mueller, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite: "Sono appena arrivata in Madagascar", ha twittato il 2 Giugno, "per aumentare la consapevolezza sulla situazione umanitaria, in particolare sull'insicurezza alimentare, su malattie ed epidemie ricorrenti e sulla vulnerabilità ai disastri naturali".

Il Madagascar è ridotto alla fame

Dai report dell'OCHA, Ufficio dell'ONU addetto agli affari umanitari, si contano nel Paese africano attualmente quasi 42.000 bambini sofferenti di malnutrizione, tra cui 7000 fortemente a rischio.

La mancanza di sicurezza alimentare colpisce 1,3 milioni di persone, dato allarmante che ha fatto scattare lo stato d'emergenza su buona parte del territorio nazionale.

Il Madagascar rimane bloccato in una situazione di arretratezza e sottosviluppo che non permette agli abitanti di godere di condizioni di vita accettabili.

L'accesso ad acqua pulita è tra i più bassi del continente africano.

Nella città di Ambovombe, nella parte meridionale dell'isola, per quasi 600 bambini l'unico pasto della giornata è quello offerto dalla scuola elementare di Beabo, supportata dalle Nazioni Unite. "Mandiamo i nostri bambini a scuola perché possano almeno mangiare un pasto mentre imparano. Noi non siamo in grado di dar loro da mangiare", raccontano alcune madri, "Voglio che i miei figli vivano una vita migliore di quella che abbiamo adesso.

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Loro meritano questa possibilità", aggiunge una di loro piena di speranza.

"Ho incontrato alcune donne meravigliose che, con il dovuto supporto, finalmente sono in grado di portare del cibo in tavola per le loro famiglie. Ma ho anche visto troppi bambini malnutriti. Bisogna fare ancora tanto per aiutarli", ha commentato la Mueller, che all'ONU è anche Segretario generale aggiunto per gli affari umanitari .

Catastrofi ambientali e malattie

Catastrofi naturali continuano a verificarsi sempre più frequentemente in Madagascar e si manifestano ancor più intensamente con il cambiamento climatico. Negli ultimi 20 anni, l'isola è stata colpita da 35 cicloni, 8 inondazioni e 5 periodi di intensa siccità. Un aumento triplicato di questi fenomeni rispetto agli anni precedenti, mentre due terzi della popolazione malgascia vive ancora in zone ad alto rischio di disastri ambientali.

Inoltre, "Il Madagascar sta affrontando un'epidemia di morbillo: più di 1200 persone sono morte nel 2018, soprattutto bambini. Tutto questo non deve più succedere" racconta la Mueller. L'epidemia ha colpito tutte e 22 le regioni del Madagascar, con 139.550 casi manifestati.

La mancanza di un numero adeguato di cliniche mediche e vaccini, nonostante gli sforzi di alcune realtà in collaborazione con l'ONU, è sicuramente una delle piaghe più disastrose del Paese.

L'allarme morbillo è già stato lanciato lo scorso mese dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha visto i casi di morbillo moltiplicarsi del 300% nei primi mesi del 2019 rispetto allo scorso anno. Tra i Paesi più a rischio, insieme a Congo, Kazakistan, Etiopia, Ucraina e Filippine, appare infatti proprio il Madagascar.

Anche la peste compare tra le malattie non ancora debellate: a partire dallo scorso agosto, essa ha colpito la metà delle regioni dell'isola, riportando 257 casi e provocando 50 morti.

Maggiori fondi per le esigenze umanitarie

La Mueller e la squadra umanitaria ONU in Madagascar hanno avuto modo di confrontarsi con il presidente del Paese, Andry Rajoelina, per sviluppare una strategia in grado di individuare le cause primarie e sconfiggere la condizione di povertà che affligge il Paese.

Sono stati richiesti con urgenza ulteriori fondi per rispondere alle esigenze umanitarie, prevenire le catastrofi ambientali e soccorrere gli individui maggiormente emarginati dalla società, soprattutto nel Gran Sud dell'isola.

"Il Fondo d'emergenza delle Nazioni Unite (CERF) ha avuto un ruolo importantissimo in Madagascar, finanziando rapide risposte alle molteplici crisi e contribuendo ad affrontare sia lo scoppio del morbillo, sia l'epidemia di peste. Tuttavia, c'è ancora tanto lavoro da fare, urgentemente, e serve farlo proprio adesso", è la sentenza finale di Ursula Mueller all'ONU.

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