"So che molti pensano che io sia cattiva, ma in realtà sono stata una vittima: si cercava un colpevole e polizia e media si sono accaniti su di me. Guede ha ucciso Meredith". Amanda Knox, dal palco del primo Festival della Giustizia penale in corso a Modena, stamani ha rappresentato la sua verità sul delitto di Perugia, per la prima volta in Italia da libera cittadina dopo essere stata definitivamente assolta dalla Cassazione.

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Capelli sciolti, abito smanicato color rosa pallido come il suo incarnato, volto acqua e sapone, si è commossa e ha pianto mentre ricostruiva la sua vicenda giudiziaria e carceraria. Ha accusato pm e media di aver fatto di lei un mostro. A causa dei media, l'inchiesta sarebbe stata contaminata e sarebbe stata creata "una storia falsa e infondata" che ha scatenato fantasie collettive. Nel suo lungo monologo, seguito poi da un dibattito sul processo penale mediatico, ha anche detto di aver pensato al suicido in carcere.

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Delitto di Perugia, la versione della libera cittadina Amanda

In platea al Forum Monzani di Modena stamattina c'erano decine di giornalisti giunti da vari paesi per ascoltare la versione della 31enne di Seattle, ritornata in Italia ad otto anni dall'assoluzione definitiva al processo per la morte di Meredith Kercher, studentessa inglese e sua coinquilina a Perugia nel 2007. Un caso giudiziario complesso, ma anche un caso diplomatico tra Italia, Usa e Inghilterra, una vicenda che ha spaccato a metà l'opinione pubblica.

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Cronaca Nera

Cos'ha detto oggi Amanda? Il sistema giudiziario italiano, alla fine, ha stabilito la verità, il vero assassino, Rudy Guede, che ha violentato e ucciso la sua amica introducendosi nell'abitazione di Perugia e "lasciando tracce di Dna e impronte" è dietro le sbarre, lei è stata definitivamente prosciolta, e l'anno scorso la Corte di Giustizia europea ha condannato l'Italia per averle negato il suo diritto alla difesa: "Sono grata, ma tutto questo non assolve lo Stato per avermi processata per otto lunghi anni di cui quattro di carcere, né i media che hanno venduto una storia scandalosa trasmettendo uno spettacolo mentre il mio processo era ancora in corso".

Dal palco di Modena, la Knox ha letto il discorso preparato da giorni, forse con l'aiuto del fidanzato scrittore Christopher Robinson, arrivato con lei e sua madre in Italia, entrambi in prima fila per sostenerla. Nella sua lunga autodifesa ha lamentato che ancora oggi i media trattano la sua vicenda come "contenuto per i loro introiti" e a lei non basta che si sia conclusa bene. Ha dovuto sostenere costi molto alti per difendersi, non solo economici.

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Ha raccontato di essere stata incarcerata "in un ambiente disumano, malsano e imprevedibile".

Ha pianto, ha bevuto un sorso d'acqua per riprendersi. Si sente marchiata dai giornali, considerata per sempre colpevole per l'opinione pubblica, vittima di una storia falsa. Colpa dei media che avrebbero messo in campo pettegolezzi, facendo leva sulla paura, cercando il capro espiatorio anziché la verità.

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Spera di avere un confronto faccia a faccia con il suo grande accusatore dell'epoca, il pubblico ministero Giuliano Mignini, perché sappia che lei non è un mostro né la "furba, psicopatica e drogata, put... colpevole", come è stata rappresentata.

Raffaele Sollecito dispiaciuto per non essere stato invitato

All'epoca dei fatti, Raffaele Sollecito era il fidanzato di Amanda Knox: coimputato per la morte di Meredith, anche lui ha trascorso quattro anni in carcere, per poi essere a sua volta scagionato definitivamente. Oggi 35enne, lavora come ingegnere informatico a Milano ed è concentrato sui suoi sogni e progetti per il futuro. Ospite ieri sera della trasmissione "Quarto Grado", ha raccontato di aver sentito Amanda nei giorni scorsi e di aver saputo della sua partecipazione al Festival, organizzato dall'Italy Innocence Project, associazione in cui la Knox milita negli Usa per aiutare le vittime di errori giudiziari.

All'evento, però, lui non è stato invitato e non ha fatto mistero di esserci rimasto male perché: "Il caso è uno, e i protagonisti siamo noi due". Ha commentato le immagini di Amanda appena sbarcata giovedì scorso all'aeroporto milanese di Linate: gli è sembrata la stessa ragazza intimorita di quando era tornata negli Stati Uniti dopo la sentenza di assoluzione.

Ad una domanda del conduttore Gianluigi Nuzzi ha risposto di essere stato molto innamorato di Amanda all'epoca, come succede a un ragazzo. Il giornalista Remo Croci, inviato a Modena, ha riferito di aver chiesto agli organizzatori del Festival perché non sia stato invitato Sollecito e di aver ricevuto come risposta: "È stata una scelta scientifica". Croci ha poi sottolineato che in un evento che si occupa di vittime della giustizia, avrebbe dovuto essere invitato anche Patrick Lumumba, "la vera vittima del processo": fu calunniato dalla ragazza di Seattle.

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