La produzione italiana di miele del 2019 sarà quasi la metà di quella dello scorso anno a causa soprattutto del clima anomalo, con una perdita economica per gli apicoltori di oltre 70 milioni. Lo dice un rapporto dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) diffuso oggi.

Effetti del cambiamento climatico

Se nel 2018 gli sbalzi di temperature e i venti avevano ridotto fortemente la produzione di miele in particolare nel Sud Italia, dice il rapporto, quest’anno il maltempo in primavera ha colpito più o meno tutte le regioni.

Un maggio freddo e piovoso ha rallentato la fioritura dell’acacia, da cui proviene una parte importante del miele prodotto in Italia, insieme agli agrumi - e in alcune zone le forti piogge e i venti hanno anche danneggiato gli alveari.

Intere colonie di api sono morte di fame dopo aver consumato le scorte di cibo - è successo per esempio in Piemonte - e gli apicoltori sono stati costretti a intervenire con la nutrizione artificiale.

“Lo scenario generale è estremamente negativo - dice il rapporto Ismea - Il maltempo registrato nel mese di maggio oltre ad azzerare la produzione di miele ha causato problemi alle famiglie che in questo periodo sono alla massima espansione e dovrebbero essere nel picco produttivo.

Al contrario diffusamente in tutto il territorio nazionale le api hanno consumato le scorte costringendo gli apicoltori ad intervenire con costose nutrizioni zuccherine sia pure con l’acacia in fiore per salvare le famiglie dalla morte per fame”.

Il calo della produzione è stato aggravato anche da altre cause, spiega l’Istituto,che sono comunque legate al cambiamento climatico.

Per esempio, la presenza maggiore del gruccione, un uccello che si nutre di api, vespe e calabroni e che attacca gli alveari. O della varroa, un acaro parassita che uccide le api.

Ma si sono registrati anche casi di avvelenamento da fitofarmaci, soprattutto nel Sud, che hanno causato lo spopolamento degli alveari.

Il calo della produzione di miele

Complessivamente, secondo il rapporto, il calo della produzione è stato superiore al 40%. La stima economica è di una perdita di circa 55 milioni di euro per il miele di acacia (prodotto soprattutto al Nord) e di 18 milioni per quello di agrumi (che proviene in particolare dal Sud, con Basilicata e Campania che risultano le regioni più colpite).

“L’entità della perdita per questo 2019 si aggira attorno ai 70 milioni di euro che, per un settore dalle limitate dimensioni, fornisce un’adeguata misura della gravità della situazione a cui lo stesso si trova esposto”, dice Ismea.

L’Italia è il quarto paese della Ue per numero di alveari (1,4 milioni), dopo Spagna (2,9 milioni), Romania e Polonia (rispettivamente 1,8 e 1,6 milioni).

La produzione 2018 stimata da era di oltre 23mila tonnellate, con un’importazione dall’estero di miele naturale - soprattutto dall’Ungheria - di quasi 28mila tonnellate. Ma i consumi sono in calo, almeno nell'ultimo anno (-5% circa), forse per i prezzi o anche per un cambiamento degli stili di vita.