Non sapeva che suo figlio, Finnegan Elder Lee, il ragazzo di 19 anni che ha affondato 11 volte una lama nel corpo del vicebrigadiere di 35 anni, Mario Cerciello Rega uccidendolo, avesse un coltello e che l'avesse portato con sé in Italia. E' sconvolta Leah Lynn Elder, 51 anni, e il suo pensiero, dice, è a Rosa Maria Esilio, la vedova del carabiniere e alla grande famiglia del vicebrigadiere ucciso, l'Arma.

Anche Christian Gabriel Natale Hjorth, 18 anni, l'altro protagonista dei terribili fatti della notte del 25 luglio, dice di non sapere che l'amico avesse un coltello e si dichiara estraneo al delitto. Entrambi sono nel carcere romano di Regina Coeli: devono rispondere di omicidio aggravato ed estorsione.

La madre di Lee: "Se è stato lui significa che era terrorizzato"

Violento, drogato, rissoso, infine assassino: in queste ore, la narrazione mediatica prevalente descrive così Finnegan Elder Lee.

Il racconto della madre, Leah Lynn Elder, 51 anni, intervistata da giornalisti italiani alla porta del suo villino nel Sunset District, quartiere residenziale di San Francisco, è ben diverso. Lo definisce un ragazzo riflessivo, ignorava che si drogasse e che possedesse un coltello. "Io e mio marito Ethan, abbiamo il cuore spezzato, siamo devastati per la morte di Rega". Dice di avere totale fiducia nella giustizia italiana, e poche ore fa suo marito è sbarcato all'aeroporto di Fiumicino chiedendo quali siano le procedure per poter vedere il figlio.

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Cronaca Nera

Ma alla domanda come sia potuto accadere l'atroce accoltellamento, Leah dice di non riuscire a spiegare la reazione del figlio: se è responsabile dell'omicidio, è perché evidentemente "era terrorizzato". Parole di una madre in cerca di appigli, pronta a trasformarsi nel difensore del figlio, come può e sa. Ha detto che Lee faceva uso di marijuana, legale in California, ma la prendeva con la ricetta medica come antidolorifico, oltre ad oppioidi, in seguito all'amputazione di un dito che gli ha lasciato la mano sinistra in parte paralizzata.

Tutto a causa di una caduta da una scala mentre il ragazzo lavorava in un negozio di componenti auto, a dimostrare la sua dedizione al lavoro.

Giusto un anno prima, all'età di 16 anni, però, Lee si era 'distinto' per un episodio di violenza che ha mandato in coma un coetaneo e che gli è valso una condanna da parte di un tribunale dei minori. La madre ha raccontato di aver saputo solo dopo che il figlio partecipava a combattimenti notturni, scontri organizzati in un parco vicino casa, tuttavia lo giustifica: si sarebbe trattato di un incidente, l'avversario di Lee, cadendo, avrebbe battuto la testa, ma ora sta bene.

E comunque il figlio, dopo aver svolto mansioni sociali, era stato riabilitato. Leah dice che nel suo quartiere non è inusuale che un ragazzo dell'età di suo figlio possegga un coltello. Ha chiarito che iI viaggio di Lee in italia era stato organizzato all'ultimo. Lei era contenta: era stata in luna di miele in Italia, per questo l'altra figlia si chiama Alessandra.

Nuovi difensori, la versione di 'Gabe'

Qualcosa si muove nella vicenda giudiziaria appena iniziata dei due americani: entrambi hanno nominato un nuovo legale di fiducia, forse proprio dopo la visita del console americano in carcere.

Qualcosa sembrerebbe muoversi anche nella loro emotività, all'apparenza glaciale, registrata nei giorni scorsi dagli agenti penitenziari al punto da impressionarli. Al suo nuovo legale, Renato Borzone, che dice di averlo trovato molto provato, come pure al console americano, Finnegan ha detto: "Più ci penso e più sono sconvolto". E l'altro, 'Gabe' il ragazzo bendato, ammanettato e fotografato nella caserma romana dell'Arma di via In Selci, al suo nuovo avvocato, Francesco Petrelli, nominato da suo padre, l'italiano Giuseppe che vive a San Francisco, ma separato dalla moglie, e sta arrivando a Roma, ha chiesto di intercedere perché almeno i suoi parenti italiani, quelli che abitano a Fregene e che lui ogni anno d'estate dall'infanzia va a trovare in Italia, vengano a visitarlo in carcere.

Il suo avvocato, Petrelli, è stato il difensore di Giovanni Scattone nel processo per l'omicidio di Marta Russo, mentre attualmente nel processo per l'omicidio di Stefano Cucchi difende il carabiniere Francesco Tedesco che ha accusato due colleghi per il pestaggio in caserma del geometra romano. Gabe che parla bene l'italiano, sta sempre più prendendo le distanze dall'amico, ed è scontato che le posizioni difensive dei due vadano a divergere: a Petrelli ha detto di essere arrivato a Roma una settimana prima con il padre, ed essersi trovato senza volerlo in quella terribile situazione ignorando che all'appuntamento con il pusher Lee fosse andato armato con un coltello militare da assalto. Sostiene di aver conosciuto il compagno di baldorie e ubriacature sui social, e che quella sera doveva essere con il padre a Fregene dai nonni. Invece è finito con l'amico a cercare droga in piazza Mastai. Con Lee ha in comune trascorsi di risse e violenze ai tempi della scuola, oltre al precoce uso di stupefacenti.

"Pago e pagherò per quanto è successo, ma sono estraneo all'omicidio", aveva detto sin dal primo interrogatorio davanti ai pm. I due indagati, separati in carcere, condividono la cella ciascuno con un asiatico. Elder ha fatto qualche richiesta: un cuscino per la branda, chiamare la famiglia, un libro in inglese. Sul letto di Gabe, invece, c'è solo il libricino in inglese che enuncia i suoi diritti di detenuto.

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