Dopo una fuga lunga 8 anni è stato arrestato Xavier Dupont de Ligonnes, meglio conosciuto come il "mostro di Nantes". L'uomo, fermato ieri pomeriggio all'aeroporto scozzese di Glasgow, viaggiava con una falsa identità ed è accusato di aver ucciso la moglie ed i 4 figli. Anche la trasmissione Rai "Chi l'ha visto?" aveva seguito con attenzione la sua vicenda.

L'arresto all'aeroporto

Xavier Dupont de Ligonnes è stato fermato ieri all’aeroporto di Glasgow.

L'uomo era appena arrivato in Scozia da Parigi (era partito dallo scalo di Roissy-Charles de Gaulle) e, come ha riferito il quotidiano Le Parisien, viaggiava con documenti falsi (facendosi chiamare Guillaume Joao). Sembra che la polizia sia arrivata a lui in seguito ad una “denuncia anonima“.

Al momento dell'arresto non ha opposto resistenza e, secondo quanto riportato dalla stampa francese, non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione.

Xavier Dupont de Ligonnes, in questi anni, si era rifatto una vita a Limay (comune nel dipartimento degli Yvelines, nella regione dell'Île-de-France). Nelle scorse ore, la Gendarmerie ha perquisito la sua nuova abitazione e ha ascoltato i vicini di casa: nessuno di loro ha mai sospettato nulla e tutti hanno dichiarato che era molto diverso dalle foto dell'epoca.

Le forze dell'ordine cercavano Dupont de Ligonnes dall'aprile 2011 e lo avevano soprannominato il mostro di Nantes proprio per la crudeltà con cui aveva sterminato la moglie 48enne ed i 4 figli di età compresa tra i 13 ed i 21 anni.

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Cronaca Nera

Dopo il massacro, Xavier Dupont de Ligonnes si era dato alla fuga ed aveva fatto ritrovare la sua auto nei pressi del traforo del Frejus. Per questo motivo, in un primo momento era stata avanzata l'ipotesi che potesse essersi nascosto nel nostro Paese e, così, della vicenda si era a lungo occupata la trasmissione "Chi l’ha visto".

Il massacro

Il 21 aprile 2011, nel giardino di una casa di Nantes, importante centro della Bretagna nord-occidentale, vennero scoperti i corpi senza vita di Agnès Dupont de Ligonnès e dei suoi quattro figli (Arthur, 21 anni, Thomas, 18, Anne, 16 e Benoît, 13)

I sospetti degli inquirenti ricaddero subito sul marito e padre delle vittime, Xavier Dupont de Ligonnes.

L'uomo, nelle settimane precedenti, aveva acquistato sacchi di juta e della calce (utilizzata per coprire i corpi) e, per questo, si parlò subito di delitto premeditato. Con ogni probabilità l'atroce omicidio venne commesso la sera del 3 aprile: quella notte Xavier telefonò alla sorella Christine e le lasciò un messaggio in segretaria dicendole che tutto "procedeva normalmente". Poi fece perdere le sue tracce.

L'ultima volta fu avvistato a Roquebrune-sur-Argens (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) il 15 aprile. Lo stesso giorno, la sua auto venne ritrovata nei pressi del Frejus, al confine con l’Italia. Nessuno, però, poteva ancora sapere che l'uomo aveva ucciso e fatto a pezzi i suoi cari.

Alcuni testimoni all'epoca avevano riferito alla polizia di aver visto Dupont de Ligonnes caricare il bagagliaio della macchina con grossi borsoni pochi giorni prima della scoperta della strage.

Nelle settimane precedenti aveva anche raccontato che si sarebbe presto trasferito in Australia; per questo, aveva ritirato anche i figli da scuola ed aveva rescisso il contratto d’affitto.

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