Abitava ancora nella casa di famiglia in cui quattro anni e mezzo prima era avvenuta la tragedia. Giuseppe Agrati non aveva lasciato quella palazzina a Cerro Maggiore, nel Milanese, nemmeno dopo l’incendio che nella notte tra il 12 ed il 13 aprile del 2015 aveva ucciso le due sorelle maggiori, Carla e Maria, rispettivamente di 68 e 70 anni, sorprese nel sonno dalle fiamme. Ed è in quella residenza che si sono recati i carabinieri di Milano per arrestare l’uomo: infatti Agrati, che oggi ha 68 anni, è accusato di omicidio volontario aggravato, In pratica sarebbe stato lui ad appiccare il rogo per ammazzare le due donne: a quanto pare il movente sarebbe legato ad una disputa sull’eredità ricevuta alla morte di un quarto fratello, Antonio.

Giuseppe aveva sempre raccontato agli inquirenti di aver fatto il possibile per salvare le sorelle, riuscendo a svegliarle, ma non a farle uscire di casa: ma l’inchiesta avrebbe dimostrato un'altra verità.

Inizialmente si è pensato ad un corto circuito

Inizialmente i pompieri avevano pensato ad un corto circuito all’origine dell’incendio che quella notte aveva ucciso le due sorelle, morte per asfissia.

Nella palazzina abitavano Carla, insegnante in pensione, ed il fratello Giuseppe. Maria invece risiedeva a Milano, dove aveva lavorato presso la Mondadori, ma tornava spesso nella case di famiglia di Cerro Maggiore durante i fine settimana. Carla era stata ritrovata in camera da letto, mentre Maria giaceva esanime sul pavimento del bagno: le donne si erano svegliate ed avevano fatto in tempo ad aprire le finestre, favorendo però così la propagazione delle fiamme.

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Cronaca Nera

Ormai sembrava appurato che si fosse trattato di una fatalità: la procura di Busto Arsizio all’inizio del 2019 aveva chiesto di archiviare l’inchiesta. Ma una nipote di Agrati aveva fatto opposizione: le indagini erano quindi passate alla Procura Generale di Milano che, con l’aiuto del Nucleo Investigativo dei carabinieri ha individuato nuovi elementi che hanno portato al colpo di scena.

Le indagini degli ultimi mesi

In questi mesi sono state sentite diverse persone informate sui fatti; i militari hanno inoltre sequestrato un computer di Giuseppe Agrati ed alcuni farmaci, oltre ad aver esaminato le sue operazioni bancarie.

Ogni volta che veniva interrogato il 68enne modificava la propria versione su quanto accaduto quella notte. Dagli esami svolti è emerso come il rogo fosse nato da tre diversi punti d’innesco: uno al primo piano dell’abitazione, davanti alle camere in cui dormivano le sorelle, e due al piano terra, in corrispondenza del portone principale e dell’ingresso sul retro. Secondo l’accusa, il 68enne avrebbe ripetutamente tentato di sviare le indagini; in realtà non solo non avrebbe svegliato le sorelle, come da lui raccontato, ma avrebbe anche ritardato apposta nel dare l’allarme per l’incendio.

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Il movente è da ricercarsi nella disputa per l’eredità del quarto fratello Agrati, Antonio, che per una vita aveva mantenuto il disoccupato Giuseppe. Le sorelle, esasperate dalle richieste di quest’ultimo, avevano deciso di destinare tutto il patrimonio ereditato ai nipoti, scatenando in questo modo l’ira del presunto assassino.

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