Francesca Fantoni, la 39enne di Bedizzole (Brescia) trovata senza vita in un parco lunedì pomeriggio è stata abusata, picchiata e poi strangolata a mani nude. Il suo assassino, Andrea Pavarini, 32enne anche egli residente nel comune a due passi dal lago di Garda, nei giorni scorsi ha confessato il brutale omicidio. L'uomo, da poco diventato papà, è rinchiuso nel carcere di Canton Mombello a Brescia.

Un bar di Bedizzole ha ripreso Francesca allontanarsi con il suo assassino

Francesca Fantoni, da tutti conosciuta come Kekka, sabato 25 gennaio, è uscita dalla sua abitazione di Bedizzole per trascorrere la serata con alcuni amici.

La giovane, affetta da un lieve ritardo cognitivo, è stata vista, intorno alle 20.30, fuori dal bar Le Terrazze. Con lei, come hanno testimoniato le riprese delle telecamere di sicurezza, c'è anche il suo assassino: Andrea Pavarini, giardiniere di Bedizzole con precedenti per minacce. I due si sono allontanati insieme e Francesca, da quel momento, è scomparsa nel nulla.

La madre, non vedendola rientrare, ha presentato denuncia di scomparsa ai carabinieri di Desenzano del Garda e subito la macchina delle indagini si era messa in moto.

Dopo una giornata di ricerche, domenica sera, è stato ritrovato nella piazza del paese, completamente distrutto, lo smartphone della 39enne. Lunedì mattina, invece, un carabiniere in servizio ha rinvenuto il corpo senza vita di Francesca dietro ad un cespuglio, nel parco dei Bersaglieri di Bedizzole.

Il fermo e la confessione di Andrea, giardiniere di Bedizzole

Il sostituto procuratore di Brescia Marzia Aliatis ha compeso, fin da subito, di essere di fronte ad un omicidio, probabilmente a sfondo sessuale.

Come si legge nell'ordinanza firmata dal gip Carlo Bianchetti, Francesca, infatti, è stata rinvenuta, con una vistosa ferita alla testa, piena di lividi e con i pantaloni abbassati alle caviglie: "Indice inequivocabile che è stata spogliata contro la sua volontà e con violenza".

Le indagini, dopo poche ore, hanno portato al fermo di un 32enne residente in paese: Andrea Pavarini. L'uomo, sposato e papà di un bimbo di 3 mesi, in un primo momento ha negato ogni responsabilità (ha, addirittura dichiarato di non conoscere Kekka), ma poi è crollato.

Ad incastrare il giardiniere, che avrebbe cercato anche di costruirsi un alibi, sarebbero state le telecamere di sicurezza e la testimonianza rilasciata da alcuni avventori del Dreb cafè di Bedizzole. Qui, il giardiniere sarebbe stato visto dopo il delitto, intorno alle 21.45, pieno di graffi, con una mano gonfia e con una felpa sporca di sangue e fango. Quella stessa felpa è stata anche rinvenuta dagli inquirenti nel cesto della biancheria del 32enne.

Secondo i primi risultati dell'autopsia, eseguita nel reparto di Medicina legale degli Spedali civili di Brescia, Andrea avrebbe violentato Francesca, poi forse per evitare una denuncia, l'avrebbe colpita diverse volte al volto ed infine strangolata.

Ora, dovrà rispondere di omicidio aggravato dalla violenza sessuale.

Bedizzole e Manerbio unite per Francesca

Bedizzole, sconvolta dall'atroce fatto di Cronaca Nera che ha portato via per sempre Kekka, giovedì sera ha organizzato una fiaccolata per salutarla e per dire no ai femminicidi. Il sindaco della cittadina, Giovanni Cottini, è intervenuto per parlare della 39enne: "Ci mancherà il suo sorriso - ha detto - ma dobbiamo lottare perché questi fatti non succedano più. Abbiamo fallito come società e come comunità perché avremmo dovuto proteggerti".

Lunghi applausi commossi hanno accompagnato le tante testimonianze spontanee dei tanti che conoscevano la donna.

In piazza c'era anche la sorella della vittima, mentre la madre, distrutta dal dolore, non è riuscita a prendere parte alla manifestazione. Nelle stesso ore, il gruppo DonneOltre ha organizzato nella vicina Manerbio un'altra fiaccolata per ricordare non solo Francesca, ma anche le altre donne bresciane vittime di violenza: Souad, Sana, Manuela, Jessica, Cristina, Lala e Mara.

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