I carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, comunicano di aver eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, tutte accusate, a vario titolo, di rapina, detenzione illegale di armi e ricettazione. Tre di loro sono finiti in carcere presso il penitenziario di via Appia a Brindisi, mentre per tutte le altre cinque persone coinvolte sono scattati gli arresti in regime di domiciliari.

Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, l'operazione di polizia giudiziaria si è svolta tra i comuni di Ostuni e Ceglie Messapica. Tutti gli arrestati sono cittadini ostunesi, tranne uno di loro che è residente a Ceglie.

Tre altri soggetti sono indagati a piede libero.

Arrestati aiutati da alcuni famigliari

L'inchiesta dei militari dell'Arma è partita da tre rapine avvenute nei mesi scorsi nel territorio di competenza. L'indagine è stata coordinata dal pm Paola Palumbo. Durante le operazioni gli inquirenti hanno rinvenuto numerose munizioni, che sarebbero servite proprio per mettere a punto i colpi di cui gli indagati sono accusati. Sono state trovate anche armi da guerra, in particolare un fucile Kalashnikov.

Secondo la Procura di Brindisi e i carabinieri questo sodalizio è stato giudicato molto pericoloso e tutte le loro attività illecite sono state monitorate dall'autorità giudiziaria, che - una volta ottenute tutte le prove a loro carico - ha deciso di intervenire.

Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, i membri del gruppi si chiamavano tra di loro con l'appellativo di "cani sciolti", da cui poi è derivato il nome stesso dell'operazione odierna. Il blitz ha visto coinvolti anche gli elicotteri dei carabinieri di Brindisi e quelli della Guardia di Finanza.

Il padre e la madre di due degli indagati provvedevano a trovare mezzi "puliti", ovvero non provenienti da furti, per poter raggiungere i luoghi in cui la banda doveva agire.

L'organizzazione

il gruppo era organizzato secondo un organigramma ben preciso e collaudato. Il capo, riconosciuto nell'ostunese M.B.

(queste le sue iniziali) agiva insieme al suo braccio destro, il quale si recava personalmente presso le vittime, intimorendole anche con metodi violenti. Un altro soggetto avrebbe avuto il compito di organizzare i colpi e procurare i mezzi necessari per raggiungere i luoghi prestabiliti. Ruoli di minor rilievo, ma sempre rientranti nel nucleo dell'organizzazione, sono stati attribuiti ad altre tre persone.

Tutti i veicoli utilizzati per portare a termine le loro attività illecite venivano noleggiati tramite una società dedita al commercio di generi alimentari.

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