Il professor Andrea Crisanti, questa domenica 24 maggio, ha concesso una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano. È il virologo che ha affrontato in prima linea l'emergenza coronavirus in Veneto coordinando la strategia di contrasto all'epidemia. La sua figura viene associata a quella di chi ha scelto la strada dei tamponi a tappeto per fronteggiare il problema.

Crisanti voleva un'analisi dei rischi sul coronavirus

In Italia dopo un lungo lockdown si inizia a respirare quasi un clima di normalità. A proposito delle immagini di assembramenti nei luoghi della movida provenienti da alcune zone del Paese, Andrea Crisanti ha affermato: "Purtroppo - afferma - queste riaperture sono state fatte senza analisi di rischio.

Non siamo in grado di prevedere nulla. Bisognava cercare di capire esattamente quanti sono i casi reali, facendo emergere tutto il sommerso. E invece siamo in mano a guanti, mascherine e bel tempo".

Nell'intervista a Il Fatto Quotidiano Crisanti, si schiera dalla parte opposta rispetto a chi demonizza i giovani per le scene che li vedono nuovamente protagonisti di assembramenti. "Non condivido - afferma il virologo - tutta questa esecrazione dei ragazzi che non osservano le disposizioni. Sono vittime di messaggi assolutamente incoerenti". Crisanti si riferisce alle comunicazioni discordanti che, nel tempo, sono stati diffuse in merito alla necessità di mascherine, le quali avrebbero disorientato in particolare i più giovani.

Aggiungendo che forse, per fare le riaperture, sarebbe stato meglio acquistare 500 milioni di mascherine e distribuirle.

Crisanti preoccupato dall'apertura delle frontiere

Nel corso dell'intervista, Crisanti ha messo in evidenza il fatto che "le mascherine chirurgiche marchiate CE funzionano sicuramente" infatti "negli ospedali medici malati sono andati a lavorare ma indossavano le mascherine e non si è infettato nessuno", mentre riguardo alla possibile efficacia di quelle fatte in casa "non lo sa nessuno".

Il virologo dell'Università di Padova, inoltre, si schiera anche contro l'eventuale apertura delle frontiere che potrebbe maturare il 3 giugno. "Una follia" tuona, prima di aggiungere: "Senza nessun approccio per tracciare, controllare queste persone, verificare se sono infette rischiamo di mandare tutto all'aria il lavoro fatto finora. Lo trovo veramente irresponsabile".