Matteo Bassetti è tornato a parlare di Coronavirus e lo ha fatto ai microfoni di Radio Radio non perdendo di vista quello che è il suo pensiero da ormai diverse settimane. L'infettivologo del San Martino di Genova ha sempre invitato alla calma, evitando un terrorismo mediatico che, a suo avviso, sarebbe poco produttivo. Si è infuriato quando gli hanno dato del negazionista, sottolineando come oggi la sua opinione abbia solo basi scientifiche e altre dettate dall'esperienza di chi ha combattuto contro la Covid nella trincea del suo ospedale.

Bollettino coronavirus con numeri in aumento

Da ormai qualche settimana il bollettino del coronavirus diffuso dal Ministero della Salute racconta che i contagi sono in aumento.

Matteo Bassetti è uno di quelli che ha sempre portato avanti la tesi secondo cui chi subisce l'infezione non può essere equiparato a un malato. Cioè chi sviluppa la malattia a differenza di chi resta asintomatico.

"Abbiamo avuto evidentemente un raddoppio nei ricoveri di terapia intensiva nel giro di una settimana, dieci giorni", ha detto l'infettivologo. Oggi, però, il sistema sanitario nazionale è in grado di superare i 100mila tamponi quotidiani e ogni giorno vengono rintracciati centinaia di nuovi contagiati. "Su 30-40mila persone positive al mese qualcuno che ha una forma più aggressiva c'è. Le forme che stiamo vedendo oggi in terapia intensiva non sono più quelle forme devastanti. Anche dal punto di vista radiologico, biochimico e bioumorale.

Quelle cose che vedevamo a marzo e aprile non le stiamo più vedendo".

Bassetti confida che si possa tenere nella prossima settimana-dieci giorni

L'opinione di Matteo Bassetti è che il fatto che i casi siano aumentati non significa necessariamente che la situazione sia drammatica. L'indagine massiva che viene effettuata oggi rappresenta uno strumento di controllo del fenomeno, secondo il professore, che sottolinea la differenza con quanto avvenuto a marzo ed aprile.

"Allora - spiega - noi avevamo una parte di un grande iceberg che emergeva che erano i ricoveri ospedalieri. Oggi siamo alla base. Tutto quelle che tiriamo fuori è quello che c'è realmente circolante. In Italia chiunque abbia cinque lineette di temperatura gli viene fatto il tampone ed emerge come malato se ha sintomi.

Abbiamo fuori quasi tutto".

E sul futuro il professore è chiaro: "Bisognerà vedere cosa succederà nelle prossime settimane. Una settimana fiorente e come quella di contatti non si era mai avuta dal lockdown: il ferragosto, le grigliate, i balli, la spiaggia. Se teniamo nella prossima settimana-dieci giorni potrebbe darsi che la situazione si stabilizzi e che i ricoveri in terapia intensiva da 100 potranno arrivare a 150, potranno avere una fase di plateau e si stabilizzeranno".

Poi un messaggio tranquillizzante: "I reparti sono attrezzati, ci sono posti letto a disposizione. Gli ospedali sono ancora vuoti, se ci sarà bisogno noi ci siamo. Certamente non saremo travolti da uno tsunami come a marzo-aprile".

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