L’autopsia effettuata dal medico legale ha dato una certezza: Sara Rassu, la 32enne di Porto Torres, è morta per colpa di un malore mentre nuotava nel suo mare, a Balai, a due passi dal sito dello “Scoglio Ricco”. Probabilmente si è trattato di un infarto fulminante. Un malessere improvviso che si sarebbe potuto verificare anche fuori dall’acqua. Sul corpo di Sara infatti non sono stati trovati segni di violenza. La giovane è stata colpita da un attacco imprevedibile al cuore, per cui non si sarebbe potuto far niente per salvare la sua vita. E proprio per questo motivo il sostituto procuratore della Repubblica, Paolo Piras, in accordo con il medico legale, ha ordinato la restituzione della salma alla famiglia.

Il 5 settembre, infatti, alle 16, ci sarà il funerale di Sara, nella chiesa di Cristo Risorto, a Porto Torres. Nel frattempo è stata allestita la camera mortuaria all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, per dare l’ultimo saluto alla giovane da tanti conosciuta e ben voluta. Un destino beffardo quello che ha colpito Sara, abile nuotatrice, morta proprio mentre si dedicava a una delle sue passioni.

Una tragica fatalità

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Sara Rassu martedì mattina aveva deciso di andare a farsi una nuotata al mare, da sola. In una zona che ben conosceva, quella dello Scoglio del Riccio. Dopo essersi cambiata, aveva infatti lasciato i suoi vestiti sulla roccia, si sarebbe tuffata in acqua per una nuotata, la sua passione.

Proprio quella mattina, nel tratto di mare dietro Balai, non c’era nessuno e quindi è stato praticamente impossibile accorgersi che Sara fosse in difficoltà e fosse finita sott’acqua. L’allarme infatti è stato dato dopo diverse ore, intorno all’ora di pranzo. Quando i genitori, dopo aver cercato di contattarla senza successo, si sono preoccupati e hanno iniziato le ricerche.

Prima le telefonate alle amiche, che nulla sapevano. E poi il repentino allarme inviato alla centrale operativa dei carabinieri, che in un batter d’occhio hanno raggiunto la zona dove era stata segnalata la sparizione. Insieme a loro gli uomini della Guardia costiera che – nel tratto di mare tra la baia di Balai e lo Scoglio Ricco – hanno recuperato il corpo senza vita della giovane per poi sistemarlo sulla banchina del porto in attesa del medico legale.

I suoi polmoni erano pieni d’acqua.

La passione per la pallavolo

Sara Rassu era una ragazza sportiva. Sin dalla giovane età si era dedicata alla pallavolo con successo. Al punto che nonostante fosse la più piccola del gruppo, aveva giocato nel campionato di Prima divisione con la sua squadra: la Quadrifoglio volley. Le sue amiche e compagne di squadra sono ancora incredule per la sua improvvisa scomparsa. Così come la sua allenatrice del tempo, Adriana Dedola: “Era una ragazza timida ma allo stesso molto dolce e affettuosa – ricorda la donna – quando si sbloccava faceva amicizia con tutti, una ragazza d’oro. Per questo motivo – aggiunge – insieme alle sue compagne di squadra, ora tutte donne, abbiamo deciso di firmare tutte insieme un pallone da volley, per ricordare la persona meravigliosa che era”.

Sara era stata costretta a trasferirsi a Treviso, nel Veneto, per cercare lavoro. E l’aveva trovato in un bar-ristorante. Purtroppo però, dopo che l’attività aveva chiuso per la pandemia, la giovane era rientrata a Porto Torres, dove da mesi viveva con la sua famiglia.

Segui la pagina Cronaca Nera
Segui
Segui la nostra pagina Facebook!