Non solo Antonio Ciontoli, ma tutta la sua famiglia deve essere condannata a 14 anni di reclusione per omicidio volontario. La richiesta è stata fatta oggi durante il processo di appello bis per la morte di Marco Vannini, dal sostituto procuratore generale Vincenzo Saveriano.

La notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, Marco che aveva 20 anni, mentre con la fidanzata Martina si trovava a Ladispoli sul litorale romano nella casa del suocero, Antonio Ciontoli, fu ucciso da un colpo d'arma da fuoco. Il pg ha chiesto che vengano unificate le condanne per Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo e i due figli Martina e Federico.

Delitto Vannini: 'Bugie e reticenze dei Ciontoli'

Il processo bis per la morte di Marco Vannini sta per terminare. Il caso giudiziario ha scosso il Paese, suscitando discussioni e polemiche, non solo giudiziarie, dopo il ribaltamento del verdetto dal primo al secondo grado di giudizio. La sentenza, salvo slittamenti, è attesa per il prossimo 30 settembre. Il 23, ci saranno gli interventi di imputati e difensori. Saveriano ha chiesto che sia riconosciuta la colpevolezza per il reato più grave, omicidio volontario con dolo eventuale, non solo di Antonio Ciontoli, materialmente responsabile dello sparo che raggiunse e ferì a morte Marco Vannini, ma anche della moglie Maria Pezzillo e i due figli Martina e Federico.

Saveriano ha parlato di bugie e reticenze dei Ciontoli per inquinare le prove. Secondo il pg, tutta la famiglia avrebbe lasciato morire per dissanguamento il ragazzo di 20 anni, per evitare il rischio che il capo famiglia, Antonio Ciontoli, all'epoca dei fatti sottoufficiale della Marina mIlitare, perdesse il posto di lavoro.

Per l'accusa, tutti i componenti della famiglia Ciontoli hanno ritardato i soccorsi a Marco, sapendo che poteva succedere ciò che poi si è verificato, la morte del ragazzo. In subordine, la pubblica accusa ha chiesto che i familiari del principale imputato, siano ritenuti responsabili di concorso anomalo e condannati alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione.

Marco Vannini, la vicenda processuale

La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta della famiglia Vannini, delle parti civili e del sostituto procuratore generale di annullare la sentenza d'appello per la famiglia Ciontoli e disporre un nuovo processo. Lo scorso 29 gennaio, infatti, i giudici della corte d'Assise d'Appello di Roma hanno condannato Antonio Ciontoli per omicidio colposo a 5 anni di reclusione, contro i 14 che gli sono stati inflitti in primo grado per omicidio volontario. In secondo grado, sono state confermate le condanne a tre anni per i due figli di Ciontoli, Martina e Federico, e per la moglie Maria Pezzillo.

La sentenza, contestata in aula da Marina, la mamma di Marco, e da altri familiari, ha provocato la sollevazione di parte dell'opinione pubblica con manifestazioni al grido di 'Giustizia per Marco'.

In Appello, infatti, il verdetto è stato clamorosamente ridimensionato rispetto alla sentenza di primo grado. Il 14 aprile del 2018, infatti, Antonio Ciontoli è stato condannato dalla Corte d'Assise di Roma per omicidio volontario con dolo eventuale, a 14 anni di reclusione.

Nella sentenza con la quale i giudici della Suprema Corte hanno ordinato un nuovo processo, c'è scritto che la morte di Marco Vannini è stata provocata dalle lesioni causate dal proiettile, ma anche dalla mancanza di soccorsi. Se attivati tempestivamente, avrebbe potuto salvarsi. Inoltre è evidenziata la condotta omissiva di tutti i familiari, oltre ad Antonio Ciontoli che, rimasto inerte, dopo il ferimento avrebbe detto il falso ostacolando i soccorsi.

A vario titolo, i familiari, secondo la Cassazione, hanno preso parte alla gestione delle conseguenze dell'incidente, recuperando l'arma, provvedendo a riporla in un luogo sicuro, rinvenendo il bossolo, eliminando con strofinacci le macchie di sangue. Solo dopo tutto questo, hanno composto, una prima volta, il numero telefonico di chiamata dei soccorsi.

Caso Vannini: 'Vittima di uno stupido scherzo'

Marco Vannini quella notte è stato vittima di uno stupido scherzo: oggi sarebbe vivo se i soccorsi fossero stati tempestivi. Questa la tesi sostenuta dall'avvocato di parte civile, Franco Coppi. Coppi ha ricordato che il proiettile ha provocato a Marco un'emorragia interna, ma il suo cuore ha retto per quasi quattro ore.

Ciontoli si sarebbe attivato subito non già per soccorrerlo, ma per occultare le prove, con la complicità dei familiari consapevoli "della gravità della situazione". Secondo Coppi, "sono stati tutti conniventi", e quando hanno chiamato i soccorsi era troppo tardi.

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