Alberto Zangrillo è preoccupato dalla riapertura delle scuole. Il timore del primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano è che tra genitori, insegnanti e alunni si crei un “clima di psicosi” che lui personalmente ritiene ingiustificato. Casi di Coronavirus ci saranno sicuramente, afferma durante la sua partecipazione a L’aria che tira su La7. Ma Zangrillo invita tutti a utilizzare il “buon senso”. Comunque sia, il medico personale del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, non vuole sentire parlare di paragoni tra la situazione sanitaria di marzo e aprile scorsi con quella attuale.

Alberto Zangrillo a L’aria che tira

Sollecitato dalla conduttrice Myrta Merlino, Zangrillo torna sulle sue dichiarazioni in merito al virus che sarebbe cambiato negli ultimi mesi. “Quando ho detto quello che ho detto, non l’ho detto a caso - precisa - ma perché ho ben presente la drammatica realtà di primavera. Quindi chi paragona quello che stiamo osservando adesso ai mesi di marzo e aprile purtroppo, e non voglio scatenare polemiche, non dice una cosa esatta e coerente. C’è ancora molto da scoprire”.

Zangrillo sulla riapertura delle scuole: ‘Ci vuole buon senso’

Chiamato in causa per dire la sua sul tema della riapertura delle scuole, Zangrillo accusa ironicamente la conduttrice di esporlo a uno “sforzo intellettuale sovrumano”, visto che non si tratta di un argomento di cui può dirsi esperto.

Quindi il medico fa un appello al “buon senso” per rispondere a una mamma di quattro bambini, collegata in diretta video con lo studio de L’aria che tira, molto preoccupata per il rischio di contagio da coronavirus all’interno degli istituti scolastici. “Bisogna cercare di sdrammatizzare - afferma Zangrillo - sicuramente capiterà prima o poi che uno dei suoi figli manifesti una sintomatologia clinica.

E dovremo essere in grado prima di tutto di aver un riferimento medico. Perché noi dobbiamo stanarli ad un certo punto i medici. Saranno anche arrabbiati, però il loro mestiere è quello di essere il punto di riferimento. Perché lei fa la mamma, non ha studiato da medico”.

‘Il rischio ci sarà sempre’

In secondo luogo, prosegue Zangrillo, “evidentemente ogni superficie di contatto è potenzialmente il terreno di coltura ideale per un virus.

Però non dobbiamo drammatizzare. Lo scambio di tools (utensili in inglese, ndr) tra insegnanti e studenti può essere in qualche modo regolato. Quindi se si seguono le linee che sono state date, che non sono solo quelle del distanziamento, ma soprattutto dell’igiene personale e quindi del lavaggio frequente delle mani, credo che i rischi si possano non dico azzerare, perché il rischio ci sarà sempre. Però dobbiamo sempre mantenerlo in un range (raggio, distanza ndr) che sia lontano dalla psicosi. Perché io veramente non credevo che ci fosse questo livello di preoccupazione che sicuramente non banalizzo. Però ho paura che si crei un clima di psicosi che ci fa chiudere per altri motivi. Sarebbe la cosa peggiore”, conclude.

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