Nella mattinata di martedì 24 novembre i carabinieri del Nas hanno posto sotto sequestro – con facoltà d’uso – due padiglioni del Policlinico di Bari, perché sarebbero infetti da batteri della legionella. L’atto giudiziario è stato disposto nell’ambito dell’inchiesta su una serie di decessi avvenuti tra il 2018 e l’agosto 2020: in questo periodo di tempo quattro pazienti – e non cinque come inizialmente avevano riportato alcune fonti – sarebbero morti per infezione da legionella.
Quindi i militari dell’Arma hanno posto i sigilli al grande padiglione Asclepios, realizzato di recente all’interno del complesso ospedaliero pugliese, e al Chini, che da anni ospita diverse cliniche mediche: tuttavia tutti i reparti resteranno in funzione.
Cinque dirigenti della struttura sanitaria risultano indagati per omissione di atti d’ufficio e per morte come conseguenze di altro reato: in pratica non avrebbero effettuato le bonifiche che erano state disposte da tempo dal Dipartimento di Prevenzione della Asl barese.
Le indagini dei Nas sui casi di legionella al Policlinico di Bari
La indagini sulla vicenda sono partite in seguito alla denuncia dei parenti delle vittime: secondo quanto hanno scoperto i Nas, i vertici del Policlinico non avrebbero effettuato le bonifiche necessarie, nonostante fossero al corrente dell’esistenza della legionella, dopo aver acquisito i risultati di una serie di analisi sull’acqua prelevata dai rubinetti della struttura.
Per tre anni la Asl di Bari avrebbe sollecitato i lavori di bonifica, invitando anche a non utilizzare i reparti in cui era stata accertata la presenza del batterio. Ma la dirigenza dell’ospedale non si sarebbe mossa per tempo, anche dopo gli accertamenti su un paziente ricoverato per polmonite e deceduto a causa della legionella. Secondo il gip la direzione sanitaria della struttura sarebbe “rimasta inerte anche di fronte a una situazione grave e persistentemente pericolosa per la salute di tutti i pazienti”.
Cinque persone sono indagate per le infezioni da legionella al Policlinico
Nelle prossime ore il gip Giuseppe Debenedictis dovrà interrogare i cinque manager indagati, per i quali è stata chiesta l’interdizione dai pubblici uffici: dovranno rispondere di una serie di reati legati al decesso di quattro pazienti infettati dalla legionella.
Si tratta del direttore generale del Policlinico, del direttore sanitario della struttura, del direttore amministrativo, del responsabile sanitario e del direttore tecnico.
In particolare, dopo il primo caso mortale, i vertici dell’ospedale avrebbero omesso di mettere in atto una serie di procedure previste, ritenute particolarmente urgenti per ragioni di igiene e sanità pubblica. Quindi non sarebbero stati predisposti un’analisi del rischio, il registro delle manutenzioni e il piano di sicurezza delle acque. Così, nei mesi successivi, altri tre pazienti infettati dalla legionella sono deceduti in diversi reparti della struttura ospedaliera barese.
Il giudice ha disposto il sequestro dei reparti in cui si sono registrati i casi di legionella
I pm Grazia Errede e Alessio Coccioli avevano inizialmente chiesto il sequestro senza facoltà d’uso dei padiglioni, una misura che avrebbe paralizzato l’attività delle strutture che ospitano il Pronto soccorso, il blocco operatorio e diversi altri reparti come Pneumologia, particolarmente in affanno in questo periodo di pandemia di Coronavirus. Invece il giudice ha permesso che tutte le strutture rimanessero in funzione per garantire il normale svolgimento di tutte le attività, pur precisando che l’autorizzazione potrebbe essere immediatamente revocata, se l’infezione di legionella dovesse proseguire. Nel frattempo si sta attuando un progetto per la bonifica delle tubazioni del Policlinico, che ha già portato a non utilizzare per un certo periodo di tempo diverse aree della struttura.