Le indagini hanno gettato nuove ombre su una vicenda già dolorosa: Giulia Stanganini, 37 anni, che già si trova in carcere per aver fatto a pezzi il corpo della madre lo scorso aprile, adesso sarebbe accusata anche di aver ucciso con premeditazione Adam, il figlio di tre anni e mezzo, trovato privo di vita il 22 novembre 2019. Al termine dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Genova e coordinata dai pm Stefano Puppo e Sabrina Monteverde, il gip ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare per la donna. La clamorosa svolta è arrivata dopo l’autopsia, le analisi dei computer e gli esami dei tabulati telefonici, effettuati dopo il ritrovamento dei resti della madre dell’accusata, Loredana Stupazzoni, bidella in pensione di 63 anni.

Le indagini sul decesso del figlio della 37enne

Quando il piccolo Adam era stato trovato ormai esanime nel suo letto, la madre aveva accusato di superficialità il pediatra che lo seguiva. Inizialmente tutti avevano pensato a un decesso per cause naturali; tuttavia, dopo la morte della nonna del bambino, la procura ha deciso di approfondire la vicenda. Dalle indagini è emerso come la 37enne, un mese prima della tragedia, avesse visitato delle pagine sul web che spiegavano come soffocare le persone senza lasciare alcuna traccia. Inoltre gli inquirenti sarebbero riusciti a rintracciare un sms inviato dalla donna all’ex marito 12 giorni prima del drammatico evento, in cui gli anticipava di essere intenzionata a uccidere il figlio che avevano avuto insieme.

Secondo gli inquirenti la donna avrebbe utilizzato un cuscino per soffocare il piccolo durante il sonno.

Le testimonianze dei vicini sui maltrattamenti di Giulia verso il figlio e sulle liti con la madre

Sono risultate molto utili per le indagini anche le diverse testimonianze dei vicini di casa, che hanno descritto i maltrattamenti che Giulia Stanganini riservava al figlio. A quanto pare la donna sarebbe stata incapace di gestire i rapporti con il piccolo, aggredendolo con urla, bestemmie e insulti ogni volta che iniziava a piangere. Secondo i testimoni, anche la sera della tragedia la 37enne avrebbe gridato contro il bambino in lacrime, fino al momento in cui un cupo silenzio non sarebbe sceso in quella casa.

Loredana, la nonna di Adam, si era convinta della responsabilità della figlia nel decesso del nipote. A quanto pare i vicini l’avevano sentita chiamare “assassina” Giulia, durante un litigio in cui l’accusava apertamente di aver provocato la morte del piccolo.

Per gli inquirenti, oltre al figlio, la 37enne potrebbe avere ucciso anche la madre

In procura sono convinti che Giulia possa aver ucciso e smembrato il corpo della madre che viveva con lei: ma la 37enne ha sempre negato questa ricostruzione. Lo scorso aprile la donna si era presentata in questura alle 4 del mattino e aveva spiegato di aver scoperto che la mamma si era impiccata in casa: a quel punto, essendo in stato confusionale per lo choc, aveva fatto a pezzi il cadavere per potersene disfare.

Invece, secondo gli inquirenti, la donna potrebbe avere ucciso anche la madre: tuttavia il gip ha respinto la richiesta di custodia in carcere per quel delitto. Infatti per il medico legale il decesso della 63enne potrebbe essere compatibile con un gesto estremo. Il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha spiegato che farà ricorso sulla decisione, visto che tutti gli indizi a disposizione sembrano indicare che Loredana non si sia uccisa da sola. Infatti, il giorno della sua scomparsa, la nonna di Adam si è comportata normalmente, prendendo due volte il taxi e fissando un appuntamento in banca. Inoltre non ha lasciato nessun messaggio, né mostrato a chiunque la conoscesse alcun segnale di volerla fare finita. A quanto pare dopo la morte del figlio di Giulia, i rapporti tra le due donne si erano deteriorati e le liti erano diventate sempre più frequenti in quella casa.