Un femminicidio maturato in un contesto mafioso: Barbara Corvi non voleva più obbedire al marito violento e per questo sarebbe stata uccisa. Il suo corpo non è stato mai trovato, ma dopo 12 anni dalla scomparsa, c'è stata la svolta attesa dai suoi familiari. Su disposizione del procuratore capo di Terni, Alberto Liguori, i carabinieri hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione a carico di Roberto Lo Giudice, marito della donna. Contro di lui, l'accusa è di omicidio volontario aggravato e occultamento o soppressione del corpo, in concorso con il fratello Maurizio, al momento indagato.
Il marito ha sempre negato un suo coinvolgimento e avrebbe depistato le indagini. La famiglia Lo Giudice, d'origine calabrese, sarebbe legata alla 'Ndrangheta.
Barbara Corvi, in un'intercettazione la verità
"Penso che sia stata sciolta con l'acido": in un'intercettazione ambientale riferita a un soggetto di cui gli inquirenti per ora non hanno reso noto l'identità, ci sarebbe la risposta alla sparizione di Barbara Corvi. La donna, mamma di due figli, era scomparsa dalla sua casa di Montecampano di Amelia il 27 ottobre del 2009. Il giorno prima, Barbara aveva confessato al marito di avere una relazione extraconiugale. Lui la picchiò e la fece sanguinare il naso. Come spiegato dal procuratore Alberto Liguori, nel corso di una conferenza stampa convocata oggi, 30 marzo, dalle 16 alle 17 e 40 del giorno della scomparsa nessuno sarebbe uscito da quella casa.
L'inchiesta era stata archiviata nel 2014. Le indagini che hanno portato all'arresto del marito, sono ripartite nel 2018 grazie a tre collaboratori di giustizia che un tempo facevano parte del clan Lo Giudice, "quelli delle bombe ai giudici di Reggio Calabria del 2010", ha spiegato il procuratore. "Sono coinvolto anch’io nella scomparsa", avrebbe detto Roberto Lo Giudice a un collaboratore di giustizia.
Secondo la ricostruzione investigativa descritta dal procuratore, la 35enne sarebbe stata uccisa perché avrebbe osato ribellarsi ad abusi e maltrattamenti da parte del marito, per scegliere di stare con un uomo che l'amava. Il delitto sarebbe maturato in un contesto non di matrice ma di mentalità mafiosa, ha spiegato Liguori.
Il movente principale dell'omicidio sarebbe stato, dunque, la gelosia, associato a un altro ingrediente di tipo economico. Avrebbe a che vedere con la situazione debitoria di una piccola ferramenta che la donna gestiva con il marito.
Barbara Corvi, la scomparsa della cognata
L'indagine è legata alla scomparsa di un'altra donna del clan, Angela Costantino, coniugata a un Lo Giudice di Reggio Calabria, Pietro. Colpevole Angela, per il codice d'onore della famiglia, di aspettare un figlio da una relazione extraconiugale. “Le donne che affiancano questi uomini di ‘Ndrangheta devono solo obbedire”, ha spiegato il procuratore Liguori. Il delitto di Barbara Corvi, sarebbe un delitto fotocopia di quello Angela Cosentino, fatta abortire e scomparsa nel 1994: tutte e due le donne volevano cambiar vita.
Oltre l'onta da punire con il sangue, il clan non avrebbe ammesso che una volta fuori dalla famiglia, avrebbero potuto rivelare affari e segreti.
Sarebbero state fatte sparire perché, oltre ai corpi, andava cancellata traccia dell'omicidio, e quindi del tradimento ai danni degli uomini del clan. Dalle inchieste, è emerso che Angela Cosentino sarebbe stata strangolata da due persone, in sei avrebbero collaborato per occultarne il corpo, ma si è arrivati alla condanna a 30 anni solo di due persone. In entrambe le vicende, la famiglia si sarebbe chiusa in un silenzio omertoso, mostrandosi affranta per queste scomparse. Intervistato da Chi l'ha visto? che ha seguito la vicenda dal 2009, Roberto Lo Giudice aveva sostenuto che Barbara Corvi si sarebbe allontanata volontariamente e che lui mai avrebbe potuto farle del male.
Barbara Corvi, la reazione dei familiari
A parlare a nome della famiglia Corvi e a commentare l'arresto del marito di Barbara, è stato l'avvocato Giulio Vasaturo. Il legale ha chiarito che la dolorosa consapevolezza che nessuno potrà restituire Barbara all'affetto dei suoi familiari, con la svolta nell'indagine è almeno in parte mitigata dal conforto della giustizia. Per voce del legale, la famiglia Corvi ha voluto esprimere un profondo ringraziamento al procuratore Liguori e all'Arma.
In questi anni, le sorelle della vittima, Irene e Monica Corvi, sono sempre rimaste in prima linea: hanno lottato perché emergesse la verità sulla scomparsa della sorella. Lo scorso 21 marzo, hanno partecipato ad Amelia a un'iniziativa pubblica in occasione della Giornata della Legalità, promossa da Libera. Per la prima volta, il nome di Barbara Corvi è comparso nell'elenco delle vittime innocenti di mafia.