Sono trascorsi quasi 30 anni dal delitto dell'Olgiata, primo giallo mediatico d’Italia. Il 10 luglio del 1991, la contessa Alberica Filo Della Torre fu uccisa nella sua villa. Aveva 42 anni e risiedeva a Roma Nord nel rinomato comprensorio, con il marito, il costruttore Pietro Mattei, e i due figli, Manfredi e Domitilla, che all'epoca dei fatti avevano nove e sette anni.
Secondo quanto stabilito dalla giustizia, ad ucciderla fu il domestico, il filippino Manuel Winston Reyes che ha trascorso i successivi 20 anni da libero cittadino a causa di indagini sbagliate.
Arrestato nel 2011, dopo aver scontato 10 anni, uscirà dal carcere il prossimo 10 ottobre.
Alla vigilia dell'anniversario della morte di sua madre, Manfredi è amareggiato. Al Messaggero che l'ha intervistato, ha detto: "Negli Usa gli avrebbero dato l'ergastolo, si è trattato di un omicidio violento, a scopo di rapina. Questo è un Paese dove non paga nessuno".
"La pena doveva essere l'ergastolo e invece è praticamente già fuori", ha aggiunto l'uomo. Secondo Manfredi questa "è una notizia che fa molto male" e "c'è sicuramente qualcosa che non funziona nella giustizia in Italia".
Delitto Olgiata, il ritrovamento del corpo
La mattina del 10 luglio 1991, Manfredi con la sorellina e la governante, trovarono la madre senza vita in camera da letto con la testa avvolta in un lenzuolo insanguinato.
Era stata tramortita, forse con uno zoccolo, e strangolata. In quel giorno, c'erano operai in villa: la sera, ci sarebbe dovuta essere una festa per i dieci anni di matrimonio dei genitori. Invece, in quella data, fu "distrutta una famiglia felice", ha detto Manfredi.
Winston, licenziato giorni prima dalla nobildonna per il vizio dell'alcol, era tornato alla ricerca di soldi. Manfredi, che oggi ha 39 anni, ha riferito che dopo tre mesi di servizio, era stato mandato via perché sorpreso a bere vino e a girare alticcio per casa.
Le indagini, false piste e negligenze
"Inchiesta scandalosa che grida giustizia", la definì Pietro Mattei, scomparso il 24 gennaio del 2020.
L'uomo, additato inizialmente come assassino della moglie e sottoposto a gogna mediatica, è morto prima che l'ex domestico venga scarcerato, dopo 10 anni dalla sentenza di condanna, avvenuta nel 2011.
Ci sono voluti 20 anni di indagine per arrivare al colpevole, per anomalie e negligenze investigative, non diversamente da altri casi italiani di cronaca nera tuttora irrisolti.
In quei venti anni, furono seguite le piste più stravaganti: dai servizi segreti deviati, ai conti cifrati all'estero. Nel frattempo, la pista forse più semplice ed evidente, fu scartata: quella dell'ex domestico. In alcune delle intercettazioni telefoniche, il cittadino filippino riferiva a un ricettatore che aveva la refurtiva rubata in camera della contessa e che doveva essere venduta. Nessuno, però, si prese la briga di far tradurre dal filippino all'italiano il contenuto delle telefonate. Su 11 conversazioni intercettate, solo cinque finirono agli atti: alcune non furono neanche sbobinate.
Pietro Mattei presentò un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro i magistrati che seguirono il caso. Dopo 20 anni, si è arrivati al colpevole grazie alla determinazione del vedovo a riaprire le indagini. "Se non ci fosse stato mio padre a combattere con tenacia, l'omicida sarebbe ancora in giro", ha riferito Manfredi.
L'assassino è stato incastrato grazie alle prove raccolte dal Ris: il suo Dna era sul lenzuolo e sull'orologio della contessa, ma all'epoca i tre periti incaricati dalla Procura non lo trovarono. Arrestato, l'uomo ha confessato ed è stato condannato a 16 anni, che non sconterà per intero. La pena si è ridotta perché la difesa scelse il rito abbreviato, furono riconosciute all'imputato attenuanti generiche e l'essere incensurato, mentre il reato di rapina cadde in prescrizione nel 2001.
Inoltre, nel calcolo della pena è stata conteggiata la misura cautelare dell'arresto prima della condanna, a cui si sono aggiunti i tre anni con l'indulto di cui ha beneficiato il reo. Infine, la liberazione sarà anticipata perché sono stati sottratti 90 giorni per ogni anno di reclusione. In questi anni, Wiston ha beneficiato anche di permessi premio.
Fondazione Alberica Filo Della Torre
Lo scorso dicembre la Corte d'Appello ha assolto i tre consulenti della Procura che erano stati condannati in primo grado per negligenza nelle indagini a un risarcimento di 150mila euro. Manfredi farà ricorso in Cassazione.
Intanto, nel 2012 è stata costituita la Fondazione intitolata ad Alberica, che si occupa di casi irrisolti e di errori giudiziari, dà assistenza nella difesa giudiziaria ed extragiudiziaria alle persone indigenti.