Il 23 giugno la 35enne Elisa Campeol era andata sulle sponde del Piave a rilassarsi e prendere il sole: è stata uccisa al parco dell’isola dei Morti a Moriago della Battaglia, nel trevigiano. Non conosceva il suo assassino, non aveva mai visto l'uomo che l'avrebbe accoltellata, il coetaneo Fabrizio Biscaro, reo confesso. In pochi istanti, si è consumato un femminicidio che non avrebbe alcun movente, se non le turbe psichiche di un uomo con un passato di ricoveri psichiatrici.

Il pensiero va alla recente strage di Ardea: domenica 13 giugno, un altro 35enne, Andrea Pignani, anche lui sofferente di disturbi psichici, ha ucciso con un'arma da fuoco tre persone che non conosceva, due bambini, i fratellini David e Daniel Fusinato, e un pensionato, Salvatore Ranieri, per poi togliersi la vita.

Delitto del Piave: 'Sento che devo fare del male'

"Non so perché ho ucciso, avevo tanta rabbia da sfogare. L’ho scelta a caso. Se al suo posto ci fosse stato qualcun altro, non avrebbe fatto differenza”, lo ha detto Biscaro ai carabinieri, dopo essersi andato a costituire il 23 giugno, passate le 13:00. Ai militari ha riferito che avrebbe potuto uccidere anche un uomo o un bambino, chiunque gli fosse capitato davanti in quel momento. Mezz'ora prima, un escursionista aveva segnalato ai militari il corpo di una donna senza vita sulle rive del Piave, riverso a terra accanto a un lettino pieghevole. Secondo la ricostruzione dei fatti, Biscaro è piombato alle spalle di Elisa Campeol mentre prendeva il sole, stesa su un lettino in una zona isolata lungo il fiume.

Armato di coltello, il 35enne l'avrebbe colpita con almeno dieci fendenti. La donna avrebbe tentato di difendersi, come dimostrerebbero le ferite su braccia e mani. Mentre erano in corso le operazioni di soccorso, purtroppo inutili, l'uomo originario di Col San Martino, un paese vicino, spontaneamente si era già recato presso la stazione dell'Arma di Valdobbiadene per autoaccusarsi del delitto. Aveva i vestiti sporchi di sangue e nello zainetto (che aveva con sé e che ha consegnato ai militari) custodiva un coltello da cucina con una lunga lama insanguinata che avrebbe usato per commettere l'omicidio.

Indagini

Assistito dal suo avvocato, Rosa Parenti, il 35enne è stato interrogato per otto ore: ha spiegato di aver agito per dare sfogo a una voce interiore, un “impulso a fare del male” che sentiva dal giorno prima.

Biscaro è stato trasferito nel carcere di Santa Bona a Treviso con l'accusa di omicidio volontario, in attesa dell'interrogatorio di convalida del fermo. Le sue dichiarazioni sono al vaglio della pm Gabriella Cama che ha disposto l'autopsia sul corpo della vittima. Finora, gli inquirenti non hanno trovato alcuna spiegazione al crimine.Tra le ipotesi categoricamente escluse, quella della rapina, essendo stati trovati sul posto il cellulare e la borsa della donna intatti. La sola plausibile spiegazione del delitto, sarebbe da rintracciare nei disturbi mentali dell'uomo.

Di professione operaio, il 35enne viveva con i genitori ma mancava da casa da martedì 22 giugno. I genitori ne avrebbero segnalato l'allontanamento la mattina di mercoledì 23 giugno, poche ore prima che Elisa venisse uccisa.

Dopo aver iniziato il suo turno di lavoro, avrebbe lasciato l'azienda e vagato con l'auto tutta la notte, fino a fermarsi nei pressi del parco dove poi avrebbe ucciso Elisa. Biscaro era stato un paziente del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale di Conegliano: in passato, aveva tentato per quattro volte il suicidio. In seguito all’ultimo episodio di autolesionismo, sei mesi fa, aveva subito un nuovo ricovero durato un mese, fino alle dimissioni volontarie. Ai carabinieri ha riferito che avrebbe interrotto la terapia farmacologica a cui era sottoposto. Ultimamente, come ha confermato Carola Tozzini, direttrice dell'unità dell'ospedale di Conegliano, non era giunta al servizio alcuna segnalazione su un aggravamento del paziente.

La pm ha disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche per chiarire la natura dei disturbi psichiatrici di Biscaro e se siano state adottate misure idonee a contenerli.

Dolore e incredulità a Pieve di Soligo

Il paese natale di Elisa, Pieve di Soligo, vive nel dolore e nell'incredulità. Elisa era molto conosciuta perché gestiva un bar con i familiari. Amici e conoscenti l'avevano vista l'ultima volta proprio in mattinata al bar con la sorella Sara.

Il padre Eligio e la madre Mirka, disperati, chiedono una spiegazione a un dramma senza un perché. La figlia uccisa voleva studiare discipline olistiche per aprire un centro e dedicare la vita ad aiutare gli altri. Il sindaco, Stefano Soldan, è andato a trovare i genitori per dare loro conforto.