Si sarebbe dovuto chiamare Samuele il bambino mai nato. Lo aspettava Selene Pagliarello, l'infermiera di 30 anni trovata morta oggi a Ravanusa, in provincia di Agrigento con il marito Giuseppe Carmina, 33 anni, e il suocero Angelo Carmina di 72 anni. L'esplosione sabato sera, 11 dicembre, di una palazzina di quattro piani provocata da una fuga di gas, ha causato sette vittime. Ma si cercano ancora due dispersi in quella che è stata definita la Beirut di via Trilussa per lo scenario da guerra tra quattro palazzine distrutte e altre quattro devastate.

"Volevamo ritrovare viva Selene", il rammarico dei soccorritori che condividono con la comunità la disperazione e il trauma.

Selene e Giuseppe sepolti dalle macerie

È stato il labrador Luna, il cane dei vigili del fuoco, a individuare stamattina a Ravanusa verso le sei e mezzo quattro corpi di persone disperse: erano tutte insieme sotto la palazzina crollata. L'ultima vittima accertata è Selene. I vigili del fuoco hanno scavato per ore anche a mani nude perché, come spiegato da Luca Cari, responsabile della comunicazione, hanno rimosso le macerie in maniera chirurgica per evitare altri crolli, mossi dalla speranza di trovare persone vive. Seguendo un'ipotesi investigativa non corretta, si era sperato che le persone cercate fossero già scese in strada al momento dell'esplosione: non è andata così.

Il lavoro estenuante sia dal punto di vista procedurale che emotivo, si è concluso nel peggiore dei modi. Per 36 ore, Luigi Pagliarello, il padre della donna incinta, è rimasto sul luogo del disastro, non volendo credere fino all'ultimo che sua figlia e il nipotino in grembo fossero morti con il marito, rimasto con loro sotto le macerie.

Anche il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino, è sconvolto. "Il suo ritrovamento, assieme al marito e al suocero, ha generato molta tristezza. Aspettava un bambino che doveva nascere tra pochi giorni, era la persona che avremmo voluto trovare ancora viva. Purtroppo solamente il primo giorno, nelle prime ore, siamo riusciti a recuperare vive due donne, erano dentro l'edificio che è crollato, ma si trovavano tra i due piani, in delle aree dove si è mantenuta una bolla d'aria, e questa è stata la loro fortuna".

"Abbiamo sperato fino all'ultimo momento per Selene, non perché gli altri non fossero importanti ma questa ragazza è diventata un po' la figlia di tutti e purtroppo la cosa è andata male", ha aggiunto il Prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa.

Ravanusa, Selene e Giuseppe non dovevano essere lì

Selene, infermiera del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento, e il marito Giuseppe, operaio, non abitavano nella palazzina crollata a Ravanusa. Risiedevano a Canicattì e sabato sera erano passati in via Trilussa per un veloce saluto ai genitori di lui che lì abitavano: sarebbe stata una delle ultime volte che l'avrebbero vista con il pancione perché era programmato per mercoledì il parto cesareo all'ospedale di Agrigento.

Sembrerebbe che Selene e Giuseppe siano stati sorpresi sul pianerottolo, o forse già in ascensore, dall'esplosione che ha stroncato le loro vite e quella del nascituro. "Tempo pochi minuti e quei ragazzi si sarebbero salvati", le parole di un vigile del fuoco. Salutati i genitori di lui, dovevano andare a mangiare una pizza con amici. L'infermiera sempre sorridente aveva dovuto rimandare il matrimonio con il suo amato Giuseppe previsto nel 2020, a causa delle restrizioni Covid. Lo scorso aprile, si erano sposati.

Ravanusa, ipotesi di una catastrofe annunciata

La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta per disastro e omicidio colposo. Cinque giorni prima dell'esplosione, il metadonotto era stato sottoposto a un controllo ordinario da parte dell'Italgas.

Il collaudo non avrebbe registrato anomalie. Eppure, secondo alcune testimonianze, negli ultimi giorni in zona si sentiva un forte odore di gas. Oggi sul luogo della catastrofe sono arrivati i periti nominati dalla Procura di Agrigento. Si ipotizza che ci sia stato un accumulo di gas nel sottosuolo dopo una rottura alle tubature causata da una frana. Il gas avrebbe creato una sacca esplosiva da sette giorni.

L'impianto di Ravanusa, uno dei primi realizzati in Sicilia, ha 35 anni. Un anno fa, a pochi metri dal cratere, c'era stata già una fuga di gas: il quartiere era stato evacuato e il pericolo neutralizzato. Nella documentazione tecnica accumulata negli anni, sarebbe ravvisabile il presagio della catastrofe: condutture di metano tra le più vecchie d'Italia, poggiate su un terreno fragile. Solo dopo la rimozione delle macerie, sarà possibile individuare il punto in cui c'è stata la rottura della tubatura che ha provocato la strage.