Tragedia a Torre del Greco, nella città metropolitana di Napoli: un bambino di soli due anni è annegato in mare verso le 22:30 di domenica 2 gennaio. La madre di 40 anni era con lui in spiaggia al momento del decesso: al termine di un lungo interrogatorio, a poco meno di 24 ore dalla drammatica vicenda, la donna ha sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità. È quindi stata arrestata, con l’accusa di aver ucciso il piccolo, su disposizione del procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso. Sarebbe stato il marito a segnalare ai carabinieri, verso le 22, l’allontanamento da casa di madre e figlio: alcuni minuti dopo la signora si sarebbe immersa in mare con il bimbo in braccio, forse con l’intenzione di ucciderlo e poi di togliersi la vita.

Secondo una prima ricostruzione di una possibile motivazione del gesto la mamma credeva che il piccolo soffrisse di un ritardo mentale, pur non essendoci mai stata una diagnosi medica in tal senso.

La madre avrebbe tentato di togliersi la vita

La drammatica vicenda di Cronaca Nera si è consumata nel tratto di spiaggia in località La Scala. Dopo aver fatto sparire il figlio tra le onde, anche la donna, residente a Torre del Greco e madre di un altro bimbo di sette anni, avrebbe tentato di farla finita, lanciandosi in mare. Purtroppo per la povera creatura non si è potuto far nulla: il personale sanitario del 118, intervenuto sul posto dopo che alcuni giovani lo avevano riportato a riva, ha confermato il decesso del piccolo per annegamento.

Immediatamente sono partite le indagini sull’accaduto: il tratto di costa teatro della tragedia è stato posto sotto sequestro per permettere ai militari dell’Arma di svolgere tutti i rilievi necessari. Il corpo della piccola vittima è a disposizione dei pm, che nelle prossime ore potrebbero disporre l’autopsia.

La madre del piccolo è stata interrogata a lungo dai carabinieri

Nella mattinata di lunedì 3 gennaio, la madre del piccolo annegato è stata sentita per ore in caserma alla presenza del pm di turno: come detto, alla fine dell'interrogatorio la donna, secondo fonti investigative, ha confessato il delitto. Contemporaneamente è stato ascoltato il marito, per verificare l’eventuale esistenza di dissidi all’interno della famiglia: in particolare gli inquirenti volevano capire se domenica sera fosse accaduto qualcosa di significativo, prima che la donna uscisse di casa col figlio.

A quanto pare la 40nne non avrebbe mai mostrato segni di squilibrio in precedenza. Inizialmente non è stata scartata neppure l’ipotesi di un incidente. Sentiti anche i testimoni, presenti nelle vicinanze della spiaggia al momento della tragedia: tra questi anche i giovani che si sono tuffati in mare, nel tentativo di salvare il bambino.

Il racconto dei primi soccorritori: la madre diceva di essere stata rapinata da uno straniero

Secondo quanto hanno raccontato alla stampa i due ragazzi minorenni presenti sul posto, il primo a tuffarsi in mare per tentare di salvare il piccolo sarebbe stato un uomo. Poco dopo anche i due amici si sono gettati in acqua, dopo aver notato che il primo soccorritore non riusciva a tornare a riva col bambino.

Erano giunti in spiaggia attirati dalle grida d’aiuto: la madre del bimbo era già in salvo all’estremità della scogliera, mentre l’uomo era ancora tra le onde, in chiara difficoltà. Immediatamente i giovani hanno raggiunto a nuoto la piccola vittima: già mentre tornavano a riva con il bimbo si sono resi conto che la situazione era disperata. Nemmeno un massaggio cardiaco è servito a rianimare il bambino. Quindi i due ragazzi si sono avvicinati alla madre, in evidente stato di shock: la donna raccontava farfugliando di essere stata rapinata da uno straniero, che poi l’aveva spinta in mare insieme al figlio.