A San Ferdinando, nel Reggino, si sta scrivendo un nuovo capitolo con l'imminente smantellamento di una tendopoli che ha rappresentato per trent’anni una “vergogna nazionale” per la Calabria. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha presenziato ai lavori di demolizione, dichiarando con fermezza che questa “pagina deve chiudersi definitivamente, non deve più riaprirsi”.
L'intervento, che vede le ruspe abbattere la struttura che per anni ha ospitato centinaia di braccianti migranti nella Piana di Gioia Tauro, è il frutto di un coordinamento tra diverse istituzioni.
Occhiuto ha sottolineato l'importanza del lavoro congiunto di Prefettura, sindaci, governo – che ha utilizzato gli strumenti straordinari del decreto Caivano – e Regione. L'obiettivo è costruire un sistema integrato di azioni volto all'inclusione reale di questi lavoratori. “Non basta accogliere, bisogna davvero fare una inclusione che dia la possibilità a queste persone di vivere una vita civile”, ha affermato il presidente.
Lo smantellamento e le strategie per l'inclusione
Per supportare questo percorso, sono state investite risorse significative, provenienti dal governo nazionale, destinate ad accompagnare i braccianti nei luoghi di lavoro e a garantire loro alloggi dignitosi. Occhiuto ha posto l'accento sulla necessità di combattere il caporalato, un fenomeno che si annida in particolare nei trasporti dei lavoratori e nella disponibilità di abitazioni, dove spesso si verificano condizioni di sovraffollamento, con dieci o dodici persone che vivono nella stessa casa.
“Questo non è giusto, non è degno di un paese civile”, ha ribadito, esprimendo apprezzamento per la sensibilità dimostrata dai sindaci locali, che hanno lavorato sul campo in sinergia con Prefettura, governo e Regione.
Questo smantellamento segna la seconda chiusura di un insediamento precario a San Ferdinando nell'arco di un decennio. La tendopoli attuale, classificata come “ministeriale”, era stata eretta nel 2017 in seguito alla demolizione del primo accampamento spontaneo. Nonostante fosse concepita come una soluzione più strutturata, anche questa si era rapidamente trasformata in una vera e propria bidonville, simbolo di precarietà e disagio abitativo.
Superare il modello degli insediamenti precari
La storia degli insediamenti a San Ferdinando è stata caratterizzata da emergenze continue e soluzioni temporanee. Dopo anni di attesa, interventi tampone e promesse di superamento, la situazione sembra giungere a una svolta decisiva. La chiusura di questa struttura rappresenta un passo significativo verso una gestione più umana e dignitosa dell'accoglienza dei lavoratori stagionali.
Le istituzioni mirano a superare definitivamente il modello degli insediamenti precari, garantendo soluzioni abitative adeguate e stabili che possano prevenire il ripetersi di situazioni di degrado. La questione dell'inclusione e della sistemazione dei braccianti migranti rimane un tema centrale per la Calabria, soprattutto considerando la loro costante presenza nella Piana di Gioia Tauro durante le campagne agricole. L'obiettivo è offrire condizioni di vita e lavoro che siano realmente civili e rispettose della dignità umana, trasformando la regione in un esempio virtuoso anche sotto questo aspetto.