L'Italia si trova stretta nella morsa di un'estate infinita. Ma cosa sta succedendo davvero al nostro clima e quando potremo dire addio a questa fase rovente? Per fare chiarezza, Blasting News ha raccolto l'analisi e le previsioni di due esperti del settore, Emiliano D'Alessandro e Paolo Bellantone di Rai Meteo, che descrivono il nostro "nuovo" clima tra riscaldamento globale, ondate di calore record e il futuro delle nostre stagioni.
D'Alessandro: ‘Questa nuova normalità climatica è di casa e dobbiamo prepararci con la mentalità giusta'
Al di là della normale variabilità estiva, quali sono i tratti distintivi di questa stagione che evidenziano in modo più chiaro l'impatto del riscaldamento globale sul Mediterraneo?
E. D'Alessandro:"I tratti distintivi di questa stagione che evidenziano l'impatto del riscaldamento globale sul Mediterraneo sono le continue fasi anticicloniche di origine africana, che si stabilizzano per mesi sul bacino del Mediterraneo creando una sorta di bolla calda che spinge verso il basso come una 'calotta'. Questo fa sì che una scarsa o assente circolazione d'aria riscaldi non solo l'aria circostante, ma anche i nostri mari."
P. Bellantone:"Associare un evento stagionale al cambiamento climatico è sempre un rischio di semplificazione. Un singolo episodio, come questa estate calda, non può confermare, da solo, la tesi del cambiamento climatico. Di sicuro, la tendenza di ondate di calore sempre più prolungate e temperature al di sopra della media sempre più frequenti ci fornisce una conferma di questa tesi.
Inoltre il coinvolgimento di paesi a latitudini sempre più alte ci mostra una certa anomalia sulla circolazione atmosferica. Non a caso, le ondate di calore stanno coinvolgendo paesi europei non abituati a tali situazioni e non preparati ad affrontarle. Abbiamo visto questa estate la corsa ai climatizzatori in Inghilterra, Francia e Germania dove questa stagione ha mostrato il suo volto più crudo e lo fa con maggiore frequenza negli ultimi anni. In particolare l'estate evidenzia, non più singole ondate di calore frequenti e intense, ma un'unica ondata di calore che ormai dura da tre mesi sull'Italia: è come se il Mediterraneo fosse stato inglobato all'interno delle fasce tropicali dove queste temperature si mantengono per molti mesi e che la fascia temperata, caratterizzata da ondate di caldo e pause più fresche, si sia trasferita verso nord."
Tra chi cerca tregua e chi teme sorprese, cosa indicano i modelli attuali? È confermato che questa fase rovente ci terrà compagnia almeno fino a dopo Ferragosto e quando si intravede un vero ricambio d'aria?
E.
D'Alessandro: "Purtroppo sì, la fase anticiclonica è stata molto lunga e persisterà per lo meno fino a Ferragosto. I modelli attuali nelle ultime elaborazioni dicono che dal 20 agosto qualcosa si muoverà per il presunto arrivo di aria instabile da nord-ovest a seguito di una perturbazione atlantica, quindi piogge e temporali più frequenti sulla nostra penisola. Questa volta non si tratta di temporali di calore ma frontali (da una perturbazione): calo delle temperature assicurato, ma bisognerà ancora attendere per le conferme."
P. Bellantone: "Al momento le speranze di una pausa dal caldo non sono molte. Questa settimana, ovvero la settimana che ci traghetta verso il Ferragosto, vedrà ancora una dominanza dell'anticiclone nordafricano con temperature elevate e afa su tutta Italia.
I tassi di umidità alle stelle renderanno il caldo insopportabile di giorno, specialmente in Pianura Padana e nelle zone interne del centro-sud dove non arrivano le brezze marine a mitigare la calura. Mentre di notte farà più caldo lungo le coste dove il mare, che si trova ad una temperatura di 30°C, rilascia calore di notte e mantiene i tassi di umidità elevati. Un po' di refrigerio arriverà, nelle ore pomeridiane, sulle Alpi, sull'Appennino e nell'entroterra delle due isole maggiori a causa di qualche temporale che si andrà a formare portando piogge, ma anche grandinate e raffiche di vento, ma sarà appunto un break di poche ore confinato solo alle zone interessate dai fenomeni. Per un cambiamento dovremo aspettare la prossima settimana: i modelli indicano che potrebbe arrivare una perturbazione ad iniziare dal nord tra lunedì 17 e martedì 18 agosto, ma un cambio più deciso e diffuso potrebbe avverarsi da giovedì 20 agosto.
Vista la lontananza del periodo, le previsioni sono da prendere ancora con le pinze e potranno essere soggette a variazioni. Nel fine settimana sapremo qualcosa in più."
I dati scientifici confermano la tendenza a stagioni sempre più diluite, con estati lunghe e inverni corti? Quali sono le zone più esposte ai fenomeni estremi?
E. D'Alessandro: "Le stagioni sono cambiate. Negli ultimi anni con estati sempre più lunghe e inverni sempre più secchi, meno nevosi e brevi (esempio anticicloni che portano freddo ma allo stesso tempo asciutto). E’ capitato più spesso di notare inverni in montagna o in pianura con molti gradi sottozero e brina, ma nessuna nevicata. Bisogna sottolineare che nevica di più frequentemente sull’Appennino che sulle Alpi e questo scenario si nota quando arrivano le perturbazione dalle steppe russe che convergono sulla sponda del Nord Est e versante Adriatico, lasciando secchi il Nord Est e Nord Ovest.
Avremo questo autunno e questa primavera piovosi e quello che preoccupa sono luglio e giugno roventi."
P. Bellantone: "I dati confermano una tendenza a stagioni sempre più diluite. Questo proprio perché la fascia intertropicale si sta spostando verso nord coinvolgendo anche i paesi mediterranei. Qui gli inverni vedono temperature medie sempre più alte ed inverni sempre più miti. Ciò non vuol dire che mancano le irruzioni di aria fredda, che come abbiamo visto si verificano ancora, ma sono meno frequenti ed intervallate da periodi con temperature meno fredde. Ormai la neve è sempre più rara in Pianura Padana ed in zone abituate a stagioni più rigide, come la media e bassa quota di Alpi ed Appennini.
Le zone che risentono maggiormente di fenomeni intensi sono diverse a seconda delle situazioni. I temporali supercella che portano grandinate e raffiche di downburst sono sempre più frequenti sulle zone di pianura del nord Italia dove si accumula più energia in estate. Le Alpi sono maggiormente a rischio valanghe e frane. Nelle regioni del centro-sud, dove il mare rilascia molta energia, specialmente in autunno, sono a rischio per le alluvioni lampo (flash floods) o i Medicane, i cicloni Mediterranei, sempre più frequenti ed intensi."
Ci sono aree geografiche particolari (penisola, coste e zone alpine) che risentono di più di questi squilibri termini e temporali improvvisi?
E. D’Alessandro: “Le aree geografiche particolari per eventi temporaleschi improvvisi è sempre la montagna i crinali sono i primi ad essere esposti alla luce del sole e questo determina l'evaporazione e la formazioni di nubi anche cumuliformi generano i classici temporali estivi, da sottolineare che negli ultimi anni sia la valpadana/pianura e coste stanno vedendo eventi anche estremi per colpa del calore del suolo e della temperatura alta del mare, questo genera un forte contrasto termico lo scontro di due arie differenti, fin che ci saranno estati molto calde le pianure e le coste sono le aree nel mirino degli squilibri termici”.
Alla luce di questa “nuova normalità” climatica, quali strategie di adattamento saranno necessarie per il futuro?
E. D'Alessandro:"Questa nuova normalità è di casa e dobbiamo prepararci con una mentalità giusta “la prevenzione. Purtroppo, c’è anche chi non prende sul serio l’allerta meteo, ma a mio avviso dovrà preoccuparsi, guardando il futuro”
P. Bellantone: "Le strategie da adottare sono molte, complesse e ci vorrà del tempo per attuarle. Serve intanto una presa di coscienza collettiva che qualcosa è cambiato e se non vorremo pagare le conseguenze, sia a livello economico che in termini di vite umane, dovremo attuare delle strategie di mitigazione ed adattamento. Il nostro Paese è cronicamente abituato a gestire le emergenze e a reagire alle crisi.
Ma in questo caso è necessario fare prevenzione, perché il conto da pagare è ben più alto, se non lo si fa. Da una parte è necessario prendere provvedimenti, insieme alla Comunità Europea ed agli altri paesi maggiormente responsabili dell'inquinamento, per ridurre l'immissione in atmosfera di gas serra. Dall'altra è opportuno preparare il territorio, per ridurre esposizione e vulnerabilità di persone e cose, investendo risorse nella riduzione del dissesto idro-geologico ed informando la popolazione per una risposta collettiva ad una emergenza che ormai è sotto gli occhi di tutti."