Bansky è stato smascherato, infine, e risponde al nome di Robin Gunningham, inglese di Bristol. Nome assai comune, hanno commentato in molti, senza considerare che qualunque nome non sarebbe stato all’altezza dello pseudonimo del più famoso e misterioso street artist del pianeta. C’è voluto un team di ricercatori della Queen Mary University di Londra, che ha utilizzato la tecnica del profiling geografico, in base alla quale è possibile verificare l’identità di una persona in base alle tracce da questi lasciate sul territorio. Un sofisticato sistema degno dei nuclei antiterrorismo, insomma, grazie al quale è arrivata la conferma: sì, Robin Gunningham è Bansky.
Allo stesso risultato era arrivato nel 2008 il quotidiano inglese Daily Mail, che, però, non si sognò neppure di rivelare come ci fosse riuscito.
Decenni di anonimato con opere in tutto il mondo
Protetto dallo pseudonimo, Bansky ha svolto attività ovunque: è riuscito a entrare nei musei appendendo proprie opere accanto a quelle ufficiali, ha ricoperto muri a Londra, Parigi, Napoli, New York, persino in Cisgiordania, ha organizzato raduni di writers e festival di street art, aperto un parco divertimenti chiamato Dismaland, preparato (si dice) la sigla di una puntata dei Simpsons. In tutti i casi, le opere si caratterizzano allo stesso modo: impatto visivo eccezionale, dialogo fra rappresentazione e contesto (il sito della rappresentazione fa parte della rappresentazione stessa), contenuti di forte critica sociale.
Come sia riuscito a fare tutto ciò tenendo sempre nascosta la propria identità è un mistero e, allo stesso tempo, il motivo per cui Bansky non è considerato solo un artista, ma un mito, quasi un supereroe che combatte imbrattando il mondo, mostrandone l’ipocrisia e le malignità.
Giù la maschera e via i segni di decadenza
La domanda, a questo punto, è se Bansky potrà proseguire la sua attività anche come Robin Gunningham (ammesso che davvero si chiami così, s’intende). Pare che i suoi avvocati abbiano già preso contatto con la Queen Mary University e siano pronti a dare battaglia, perciò è probabile che le notizie sull’argomento non siano finite. Vedremo.
Interessante, nel frattempo, sarebbe sapere come si sentono questi ricercatori: come ci si sente, cioè, ad avere svelato l’identità di Batman?
Ad avere chiarito che Superman, in realtà, è Clark Kent? Ad avere sbandierato ai quattro venti che nel costume di Spiderman c’è un ragazzino di nome Peter Parker? O che la maschera di Zorro nasconde don Diego de la Vega? Certo, tutto ciò vale se si vuole considerare Bansky alla stregua di un supereroe, mentre potrebbe trattarsi solo di un vandalo che imbratta le città con “segni di decadenza”, come diceva l'exsindaco di New York Michael Bloomberg (che, solo per giusta cronaca, risulta fra i venti uomini più ricchi al mondo, secondo Forbes). Di certo c’è che, a voler svelare a tutti i costi l’identità dell’eroe, sono di soliti i cattivi della storia.