Folfiri e Folfox è il titolo del nuovo lavoro musicale degli Afterhours. Il disco prende il nome da due regimi chemioterapici per il trattamento del carcinoma del colon retto. Trattamenti subiti dal padre di Manuel Agnelli, cantante del gruppo, nella sua lotta persa contro il tumore. E proprio questo lutto è al centro dell'intera opera.

Sono gli accordi ossessivi di una chitarra acustica a dar vita a "Grande", la prima traccia. E quando la voce di Agnelli, che è un grido disperato, ma lucido, un graffio che ci getta nell'orecchio le parole: "Avevamo un patto io e te, e l'hai tradito tu perché io diventassi grande..."

L'emozione ti colpisce direttamente allo stomaco e allora si capisce, fin da subito, la forza di questo disco. Non è facile raccontare la morte, non è semplice farlo in modo romantico senza cadere inesorabilmente nel banale. Ancor più difficile mettersi a nudo, scrivere un dialogo che non è più personale del solo cantante, ma collettivo, di tutta la band.

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Sentimenti contrastanti 

Tristezza che si tramuta in rabbia, frasi urlate e preghiere. Una traccia dopo l'altra a comporre un doppio CD inteso e ruvido, con un tessuto musicale che a tratti si fa indigesto, per poi tornare dolce, quasi rassicurante come in "Oggi". Un vortice di  sentimenti contrastanti che si mischiano all'ascolto. Bellezza che prende sempre più consistenza, diventa prepotente.

Diciotto canzoni, un rischio, una scommessa in un mercato come quello attuale.

Un disco ruvido, dolce e disperato. Di una bellezza rara, in stile Afterhours.
Un disco ruvido, dolce e disperato. Di una bellezza rara, in stile Afterhours.

Ma si sa che gli Afterhours vanno oltre il concetto di vendite. Infatti qui si è sempre in bilico fra l'elettrico e l'acustico, il rock elettronico del brano da cui prende il titolo l'album, ma anche di "Fra i non viventi vivremo". Per poi volare alto nelle ballate sempre impegnative, mai frivole. Arrivano al momento giusto anche i brani strumentali, i quali aiutano a riprendere fiato. Di particolare splendore il violino di Rodrigo D'Erasmo in "Ophyx". Come non parlare poi della tesa e commovente "L'odore della giacca di mio padre".

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La band sembra essere in un punto di svolta, conseguenza di una maturazione che porta lo stesso Agnelli a un livello sempre più cantautorale, senza perdere quella vena rock sperimentale che li contraddistingue. Non ci sono più Prette e Ciccarelli, sostituiti rispettivamente da Rondanini e Pilia.

Non c'è più nemmeno l'alternativa, come afferma il leader del gruppo: "è solo una parola vuota per descrivere un genere musicale". Eppure nulla in questo doppio disco è vuoto, nulla è semplice. Il tutto, però, è meraviglioso. 

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