Giacomo Leopardi censurato, chissà quanti hanno finito le scuole da molto tempo, e ricordano ancora le ore di studio per ricordare vita e opere di uno dei più grandi poeti della storia della letteratura. Mai avremmo pensato oggi, di scoprire che alcune sue opere subirono la censura degli austriaci, perché ritenuto uno scrittore sovversivo, tanto da ricevere la censura peggiore, quella che citava col damnatur, ovvero con la dannazione. Con tale motivazione il Governo austriaco che era in carica nel Regno Lombardo-Veneto, negò l'autorizzazione all'editore Giovanni Battista Missiaglia, di pubblicare "I canti".

Ci sono due documenti rappresentanti i fogli di censura del 1831 e quello del 1841, perfettamente conservati nell'Archivio di Stato di Venezia, che solo recentemente sono stati presi e trascritti per essere resi pubblici.

"All'Italia" di Giacomo Leopardi

Nella poesia "All'Italia", il governo aveva visto celati dietro alcuni versi, evidenti intenti sovversivi, resi anche con spiccato entusiasmo nel susseguirsi delle strofe. Giacomo Leopardi avrebbe disdegnato in maniera evidente di "attemperarsi a quelle ordinazioni politiche" e continuando con "dallo sfrenato orgoglioso spirito di libertà". C'era secondo il governatore Spaur, un chiaro inneggiare alla ricerca della libertà contro una qualsivoglia oppressione.

Lo scrittore intendeva mettere il lettore di fronte ad una realtà sovversiva, creando il seme della rivolta tra la popolazione. La poesia era infatti uno strumento che faceva parte del costume dell'epoca.

Censurato anche dopo la sua morte

Perfino dopo la morte di Giacomo Leopardi avvenuta nell'anno 1837 alcune sue opere erano ancora vietate.

Lo conferma un documento datato 1841 in cui si legge la conferma a quanto scritto nel foglio di censura del 1831. In tale documento si continuava a confermare che "I canti", era un'opera che non poteva essere pubblicata. Per accertarsi che questo fosse applicato, avevano inviato comunicazione scritta a Polizia e Censura, indicando che venisse tenuta una "più estesa ed attenta vigilanza, affinché le opere lasciate da Giacomo Leopardi nelle regioni lombardo-venete continuino a non essere ammesse, sia per la stampa locale che per tentativi di introduzione segreta e illegale dall'estero".La censura è un metodo che nella storia ha visto un largo utilizzo, perché la penna è sempre stata considerata l'arma peggiore che ci sia in circolazione.