Il portale Netflix ha deciso di non produrre la terza stagione della serie tv sci-fi Sense8. Il servizio streaming ha confermato giovedì scorso l'intenzione con queste parole " Dopo 23 episodi, 16 città e 13 paesi, la storia del gruppo di Sense8 è giunta alla fine". Dissenso immediato da parte di milioni di fan, lasciati a bocca asciutta di un finale che tutti agognavano. In molti hanno tempestato di messaggi i numerosi social del colosso americano, minacciandolo di disdire numerosissimi abbonamenti e creando una petizione sul sito Change.org, sperando in un cambio di rotta.

La serie creata da J. Michael Straczynski e dalle sorelle Wachowski, le ideatrici della saga di Matrix ha dimostrato fin da subito di saper far presa sugli spettatori.

La prima stagione di Sense8 si apre con una donna, interpretata da Daryl Hannah, che decide tramite telepatia di rivelarsi ad otto estranei sparsi in tutto il mondo, prima di uccidersi con un colpo di pistola. Gli otto protagonisti, così come la donna, sono dei sensate, ovvero homo sapiens più evoluti, dotati della capacità di potersi connettere fra loro in maniera così intima e profonda da poter condividere pensieri ed emozioni. Nei primi dodici episodi si capisce gradualmente come funziona questo dono e cominciano a stringersi legami più forti fra alcuni dei sensate, ma si palesa anche il grande antagonista, denominato Whispers, che mira al loro sterminio.

Nella seconda stagione [VIDEO] vanno a rafforzarsi quei legami già sussistenti ed il gruppo diventa sempre più unito. Gli otto cominciano a scambiarsi le proprie abilità nel momento del bisogno annullando quindi il concetto di solitudine e d'individualità.

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I sensate da braccati diventano a loro volta cacciatori di Whispers e del gruppo di cui fa parte, non arrendendosi al ruolo di mere vittime ma sfruttando a pieno quei privilegi che l'evoluzione gli ha donato.

Fantascienza ma tematiche educative

Oltre che per la trama senz'altro particolare, ciò che ha colpito maggiormente sono state le tematiche affrontate, care alle Wachowski, come l'omosessualità e la sua accettazione da parte di una società bigotta, ma anche l'arretratezza culturale relativa alla figura femminile, purtroppo ancora molto radicata in alcune parti del mondo. Proprio le Wachowski, hanno inserito molte parti autobiografiche nella serie. Probabilmente qualcuno ricorderà come produttori di Matrix i fratelli Larry ed Andy Wachowski, ebbene non ci sono errori, sono le stesse persone. I due sono da tempo diventati transgender, cambiandosi il nome in Lana e Lilly, visionarie come dai tempi del loro più grande successo e sempre attente a lanciare messaggi forti allo spettatore. Questa serie infatti ha avuto la capacità di essere ispirante ed educativa, creando un'inclusività unica, come mai nessuno show prima d'ora. Adesso la palla torna alla produzione Netflix, vedremo se sarà inamovibile o se rifletterà su quale spreco sarebbe eliminare uno dei suoi migliori prodotti.