Is this the life We really want? È questo il titolo dell’ultimo album di Roger Waters, l’ex leader dei pink floyd. Un titolo provocatorio in cui c’è tutto Waters come in ogni nota, in ogni parola di questo album che esce dopo ben 25 anni di attesa.

C’è tutto #Waters in ogni nota perché si sentono inevitabili gli echi di altri album come in una sorta di riassunto di una vita trascorsa a regalare Arte, quella con la a maiuscola.

Qua e là si riassapora così il gusto agrodolce delle sonorità di Animals, The Wall e The final cut. La voce a volta è sussurrata, altre urlata, come in una sorta di canto disperato, di messaggio lanciato nel vuoto.

Non a caso uno dei brani si chiama Deja-vù ed è anche uno dei migliori: un capolavoro nella musica e nei testi, un brano da ascoltare in apnea, senza quasi prendere fiato per apprezzarne tutte le sfumature.

Poi l’album prosegue ed è tutto un chiaroscuro, le tonalità sembrano spesso grigie per poi tramutarsi in un’esplosione improvvisa di luci abbaglianti.

Non è un disco facile, non è un disco da pochi ascolti, come inevitabile nello stile di Roger. Non è un disco “piacione” come non lo è mai stato lui. E a differenza di altri lo ho sempre stimato proprio per questo: non ha mai ammiccato a nessuno, neanche al suo pubblico, per rendersi simpatico, per sembrare più accattivante. Per il semplice motivo che non gliene importa niente di esserlo, di apparire quello che non è.

È questa la vita che vogliamo veramente?

Si può amare (come lo amo io) o anche odiare (ma perché?), ma Roger è fatto così. Niente lustrini, frasi fatte, banalità, diplomazia un tanto al chilo, anche un pizzico di scontrosità o forse, meglio, di sana diffidenza. Il suo specchio sono i testi che, come in questo caso, sono sferzanti, senza fare sconti a nessuno. Come quando parla di Trump (“A leader with no brains”) o, in “Smell roses”, della guerra (“Questa è la stanza dove fanno gli esplosivi, dove mettono il tuo nome sulla bomba. Ecco dove seppelliscono i “ma” e i “se” e cancellano parole come “giusto” e sbagliato").

Waters può permettersi di scrivere sempre quello che pensa. E lancia le sue accuse senza remore, senza calcoli, come nel brano che dà il titolo all’album, in cui ricorda: “Ogni volta che la cortina cade su qualche vita dimenticata è perché siamo tutti in piedi, silenziosi e indifferenti”. Is this the life We really want? È questa la vita che vogliamo veramente? La sua risposta, come anche la mia, è no.

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